La scoperta di una équipe sassarese, dal vino rosso un alleato per proteggere il cuore degli astronauti in orbita: lo studio
Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista scientifica Scientific Reports, del prestigioso gruppo Nature
Sassari Una sostanza naturale presente nell’uva e nel vino rosso potrebbe contribuire, un domani, a proteggere il sistema cardiovascolare degli astronauti durante le lunghe missioni nello spazio. È il risultato di uno studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Sassari, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Scientific Reports, del gruppo Nature, una delle più autorevoli al mondo nel campo della ricerca.
La scoperta dell’equipe sassarese arriva in un momento in cui la medicina spaziale è chiamata a rispondere a una delle grandi sfide del futuro: comprendere come l’organismo umano reagisca a lunghi periodi trascorsi in assenza di gravità, condizione che altera il funzionamento di numerosi organi e apparati e rappresenta uno dei principali ostacoli alle future missioni verso la Luna e Marte.
Lo studio sassarese si è concentrato sulle cellule endoteliali umane, quelle che rivestono la superficie interna dei vasi sanguigni e che svolgono un ruolo fondamentale nella salute del sistema cardiovascolare. Attraverso un modello di microgravità simulata, i ricercatori hanno osservato che queste cellule subiscono un marcato stress ossidativo, aumentano i radicali liberi, si verificano danni alle proteine, si alterano i meccanismi di difesa antiossidante e diminuisce la vitalità cellulare. Si tratta di effetti che possono contribuire a spiegare alcune delle alterazioni cardiovascolari riscontrate negli astronauti durante e dopo le permanenze nello spazio, dove il sistema circolatorio è sottoposto a condizioni completamente diverse da quelle terrestri.
Il dato più significativo riguarda però il comportamento del resveratrolo, una molecola naturale appartenente alla famiglia dei polifenoli e presente soprattutto nella buccia dell’uva e, di conseguenza, nel vino rosso.
Nei test di laboratorio il composto ha mostrato una notevole capacità di contrastare gli effetti della microgravità simulata, riducendo la produzione di radicali liberi, limitando il danno ossidativo e contribuendo a preservare la vitalità delle cellule endoteliali. I ricercatori sassaresi sottolineano che i risultati devono essere interpretati con il necessario rigore scientifico. Lo studio non significa che bere vino rosso possa proteggere gli astronauti o prevenire le malattie cardiovascolari.
La ricerca indica invece che il resveratrolo rappresenta una molecola di grande interesse come possibile base per lo sviluppo di future strategie nutraceutiche o farmacologiche destinate a proteggere il sistema cardiovascolare durante l’esposizione alla microgravità.
La ricerca evidenzia anche il livello raggiunto dall’Università di Sassari in un settore altamente competitivo come quello della medicina spaziale. Nonostante le dimensioni contenute rispetto ai grandi poli universitari italiani, l’ateneo turritano continua infatti a distinguersi nella ricerca internazionale, affrontando temi di frontiera che spaziano dalla biochimica alla medicina traslazionale, fino alle applicazioni per l’esplorazione spaziale.
Un lavoro che dimostra come anche dalla Sardegna possano arrivare contributi scientifici di rilievo mondiale. A coordinare lo studio è stato il professor Gianfranco Pintus, docente di Biochimica del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Sassari, con una lunga esperienza accademica e di ricerca maturata negli Stati Uniti, in Vietnam, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Lo studio è firmato da Roberta Giordo, Claudia Sanna, Stefania Camboni, Paola Maccioccu, Alessia Manca, Antonella Pantaleo, Anna Maria Posadino e Gianfranco Pintus ed è stato pubblicato con il titolo “Simulated microgravity induces a NOX-sensitive oxidative response that is attenuated by resveratrol in human endothelial cells”.
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