Pizzerie in centro a Roma, auto e immobili di lusso in Sardegna: maxi sequestro da 50 milioni a due imprenditori – Chi sono e cosa è successo
I coniugi sono accusati dalla Procura di aver costruito un sistema di società per aggirare debiti da oltre 6,5 milioni di euro
Nel mirino della Procura di Roma due imprenditori accusati di aver costruito un sistema di società, fallimenti e passaggi di rami d’azienda per aggirare debiti fiscali da 6,7 milioni di euro. Tra i beni sequestrati anche immobili in Sardegna
Dalle pizzerie gourmet nel cuore di Roma alle strutture ricettive di lusso, fino agli immobili in Costa Smeralda. Un patrimonio da oltre 50 milioni di euro è finito sotto sequestro su disposizione della Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Roma, nell’ambito di un procedimento che coinvolge due imprenditori romani, Daniele Lulli, 55 anni, e Michela Di Nardo, 54.
Secondo la ricostruzione della Procura della Capitale, dietro una rete di attività commerciali tra ristorazione e turismo si sarebbe sviluppato un sistema basato su una continua successione di società, fallimenti e passaggi di rami d’azienda, con l’obiettivo – questa l’ipotesi degli investigatori – di proseguire le attività lasciando sulle imprese precedenti ingenti esposizioni nei confronti dell’Erario.
Il provvedimento della Guardia di Finanza ha riguardato 22 società, quote societarie, disponibilità finanziarie, immobili di pregio, automobili, un’imbarcazione e altri beni ritenuti dagli inquirenti sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati dai due coniugi.
Dai souvenir del centro storico alla pizza
La storia imprenditoriale ricostruita dagli investigatori parte negli anni Novanta, con una serie di attività legate al commercio turistico nel centro di Roma: negozi di souvenir come Italy & Italy Souvenirs, Pantheon Gifts e Marmi Line Gifts.
Negli anni successivi il gruppo si sarebbe spostato progressivamente nel settore della ristorazione, creando una galassia di società tra cui Street Food Roma, Italy Food, Food Service e La Pala, fino ad arrivare al marchio Appetito Pizza Gourmet, diventato negli ultimi anni uno dei nomi più conosciuti della pizza al taglio gourmet nella Capitale, con locali tra Trastevere e il centro storico.
Parallelamente si sarebbe sviluppato il comparto dell’accoglienza con Pantheon Relais, realtà attiva nella gestione di suite, bed and breakfast e appartamenti turistici nelle zone più centrali della città, a pochi passi dal Pantheon.
Il presunto meccanismo dei passaggi societari
È proprio nella gestione delle società che gli inquirenti individuano il punto centrale dell’inchiesta. Secondo il Gico della Guardia di finanza, le attività sarebbero state trasferite nel tempo da una società all’altra attraverso affitti e cessioni di rami d’azienda.
La regia, secondo l’accusa, sarebbe rimasta sempre riconducibile alla coppia, mentre nuove società e amministratori formali sarebbero subentrati quando le precedenti realtà accumulavano debiti o arrivavano a situazioni di crisi.
A rimanere invariati sarebbero stati marchi, locali e clientela, mentre a cambiare erano le intestazioni societarie. Un meccanismo che, secondo la Procura, avrebbe consentito di continuare l’attività imprenditoriale trasferendo sulle società destinate all’insolvenza un carico di debiti tributari quantificato in oltre 6,7 milioni di euro.
Nel decreto si parla di società che, «nel corso della breve vita operativa», avrebbero drenato risorse finanziarie attraverso anche «sistematici affitti di rami d’azienda», con un progressivo impoverimento dei patrimoni aziendali fino alla liquidazione o all’insolvenza.
Gli immobili di pregio e la Sardegna
Nel patrimonio sequestrato figurano anche diversi immobili di valore. Tra questi una villa nella zona dell’Olgiata, a Roma, appartamenti nel centro della Capitale e un immobile di 232 metri quadrati in via di Torre Argentina, acquistato per circa 2,7 milioni di euro.
I sigilli sono scattati anche per alcune proprietà in Sardegna, tra cui beni nella zona di Olbia e in particolare a Portisco.
Secondo gli investigatori, il patrimonio accumulato nel tempo sarebbe risultato incompatibile con la capacità reddituale dichiarata dai due imprenditori.
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