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Time in Jazz, account Instagram disattivato dall'algoritmo: cancellati 9 anni di contenuti e persi 20mila follower – Cosa è successo

Time in Jazz, account Instagram disattivato dall'algoritmo: cancellati 9 anni di contenuti e persi 20mila follower – Cosa è successo

L’account storico è stato disattivato da Meta. Gli organizzatori aprono un nuovo profilo e valutano azioni legali

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Berchidda A un mese dall’inizio della 39ª edizione, Time in Jazz si ritrova senza il suo account Instagram storico. Dalla scorsa settimana il profilo del festival non è più accessibile: una comunità di circa 20mila persone, costruita negli anni intorno a una delle manifestazioni musicali più importanti della Sardegna e del panorama internazionale, non può più consultare contenuti, immagini, video e racconti pubblicati nel tempo.

Secondo quanto riferiscono gli organizzatori, l’account è stato disattivato in modo permanente da Meta per presunte violazioni degli standard della community. Le richieste di ripristino sono state inoltrate subito, ma le risposte ricevute attraverso Meta AI non avrebbero chiarito le ragioni del provvedimento né offerto una reale possibilità di confronto.

«Con un colpo di spugna, anzi, con un clic sul tasto reset, è stata cancellata una storia di nove anni sulla piattaforma Instagram e la narrazione di passato, presente e futuro di un festival lungo 39 anni», sottolineano dall’organizzazione.

Il danno, per Time in Jazz, non riguarda soltanto la perdita di uno strumento promozionale. Sul profilo erano raccolti anni di memoria digitale: luoghi, artisti, pubblico, appuntamenti, relazioni e contenuti legati a una manifestazione che da quasi quarant’anni porta musica, cultura e partecipazione in Sardegna. Tutto è scomparso senza che, al momento, sia stata fornita una spiegazione ritenuta adeguata dagli organizzatori.

In attesa di capire se sarà possibile recuperare l’account originario e i materiali pubblicati negli anni, il festival ha aperto un nuovo profilo Instagram, @timeinjazz2026. Da lì riprenderà la comunicazione degli appuntamenti in programma dall’8 al 16 agosto, in un’edizione dedicata a Miles Davis e articolata tra concerti, incontri letterari, attività per le nuove generazioni, artisti internazionali e il racconto dei territori che ospiteranno gli eventi.

«Rimanere immobili in balia degli eventi non fa parte del nostro Dna», spiegano da Time in Jazz. L’obiettivo immediato è continuare a promuovere il festival, gli appuntamenti, gli sponsor e le opportunità costruite ogni anno per le decine di migliaia di spettatori che scelgono la manifestazione e questa parte della Sardegna.

Parallelamente, l’organizzazione intende capire le ragioni della disattivazione e recuperare i contenuti pubblicati in oltre otto anni di attività. Non viene esclusa l’attivazione di un procedimento legale in ambito comunitario, con l’obiettivo più ampio di sollevare il tema del rapporto tra utenti e grandi piattaforme digitali.

Per Time in Jazz, il punto è la mancanza di trasparenza: una realtà culturale, spiegano gli organizzatori, non può vedersi cancellare all’improvviso un patrimonio di relazioni, comunicazione e partecipazione senza poter dialogare con un interlocutore umano, conoscere nel dettaglio le contestazioni o far valere le proprie ragioni.

Il festival, intanto, conferma la volontà di andare avanti. La comunicazione riparte dal nuovo canale, mentre resta aperta la questione di fondo: quanto potere hanno le piattaforme private sulla memoria digitale e sulla vita pubblica di soggetti culturali, associazioni e comunità costruite negli anni anche attraverso i social.

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