Confezioni più piccole, prezzi invariati: dal 15 luglio le nuove regole
L’informazione non sarà più stampata obbligatoriamente sull’etichetta, ma dovrà comparire nei negozi e sui siti di vendita. Il Codacons critica la misura e avverte sul rischio della “skimpflation”
Roma Confezioni più leggere, ma prezzi invariati o persino più alti. È il meccanismo della shrinkflation, termine inglese utilizzato per indicare la riduzione della quantità di un prodotto senza una diminuzione proporzionale del costo. Da mercoledì 15 luglio, salvo rilievi dell’ultimo momento da parte di Bruxelles, potrà partire il nuovo sistema italiano per rendere più trasparenti questi rincari difficili da percepire. In quella data terminerà infatti il periodo di sospensione previsto dalla procedura europea sul progetto notificato dal governo il 14 aprile.
Le nuove disposizioni riguardano i prodotti che conservano sostanzialmente la stessa confezione, ma contengono una quantità inferiore, con un conseguente aumento del prezzo per chilo, litro o altra unità di misura. I produttori, direttamente o attraverso i distributori all’ingrosso, dovranno trasmettere ai rivenditori una comunicazione tracciabile sulla variazione. Spetterà poi ai negozianti rendere l’avviso chiaramente visibile nel punto vendita; per gli acquisti online, l’informazione dovrà essere mostrata nella pagina in cui viene presentato il prodotto. L’obbligo durerà tre mesi dall’immissione sul mercato della confezione ridotta.
Rispetto alla prima versione della legge, tuttavia, viene meno l’indicazione obbligatoria direttamente sulla confezione. La norma approvata nel 2024 prevedeva infatti che il produttore applicasse, per sei mesi, un’apposita dicitura per segnalare la diminuzione del contenuto. Nel marzo del 2025 la Commissione europea aveva però aperto una procedura di infrazione contro l’Italia, ritenendo l’obbligo di etichettatura potenzialmente sproporzionato e tale da ostacolare la libera circolazione delle merci. Bruxelles aveva indicato come possibile alternativa proprio l’esposizione degli avvisi accanto ai prodotti. Il governo ha quindi riscritto l’impianto della misura.
Per il Codacons, però, le nuove regole risultano «annacquate e poco incisive», perché trasferiscono l’informazione dall’imballaggio alla filiera commerciale e riducono da sei a tre mesi la durata dell’avviso. Secondo le stime dell’associazione, la shrinkflation può determinare rincari nascosti medi compresi tra il 10 e il 18 per cento, con punte fino al 40 per cento. Il fenomeno interessa soprattutto alimenti come cereali, yogurt, gelati, biscotti, snack e bevande, ma anche detersivi, carta igienica, shampoo, dentifrici e prodotti per la cura personale.
L’associazione richiama inoltre l’attenzione sulla skimpflation, una pratica ancora più difficile da individuare: non diminuisce necessariamente il peso del prodotto, ma si riduce la qualità delle materie prime o il livello dei servizi, mantenendo invariato il prezzo. Tra gli esempi indicati figurano la sostituzione di ingredienti più costosi con alternative economiche, l’impiego di uova in polvere al posto di quelle fresche o la riduzione della quantità di carne nei prodotti pronti. Nei servizi, il risparmio può tradursi in porzioni più contenute, prestazioni aggiuntive a pagamento o pulizie meno frequenti nelle strutture ricettive.
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