La Nuova Sardegna

Economia

Ordinamenti professionali, via libera del Senato alla riforma: ecco che cosa cambia

Ordinamenti professionali, via libera del Senato alla riforma: ecco che cosa cambia

Dalle attività riservate, alle società tra professionisti ai tirocini

4 MINUTI DI LETTURA





Il Senato ha approvato in via definitiva la riforma degli ordinamenti professionali, introducendo modifiche sostanziali su accesso, tirocinio e formazione continua. Le nuove norme semplificano le procedure, riorganizzano i tirocini in chiave universitaria e rafforzano le tutele per l'equo compenso, estendendole anche ai rapporti con PA e grandi imprese. Ulteriori dettagli sono disponibili sui portali di informazione giuridica e istituzionali.

È la prima revisione organica del sistema ordinistico dopo il DPR 137/2012: tredici anni di stratificazioni normative che la delega punta a rimettere in ordine. Per chi lavora con partita IVA – iscritto o meno a un albo – i punti che incidono davvero sull’attività quotidiana sono cinque: perimetro delle competenze, società tra professionisti, tirocinio, compensi e formazione obbligatoria sull’intelligenza artificiale.

Ordinamenti professionali coinvolti: ecco gli iscritti

Un totale di 699.177 iscritti nei vari ordini professionali d’Italia: ecco i numeri illustrati in Commissione dal relatore, il senatore Sergio Rastrelli (FdI), in ordine decrescente di consistenza:

  • Ingegneri civili, ambientali, industriali e dell’informazione (compresi i profili junior) 250.608
  • Architetti, pianificatori territoriali, paesaggisti e conservatori (compresi i profili junior) 160.319
  • Geometri e geometri laureati 85.502
  • Assistenti sociali specialisti e assistenti sociali 47.784
  • Periti industriali e periti industriali laureati 36.965
  • Giornalisti 29.713
  • Consulenti del lavoro 25.227
  • Dottori agronomi e forestali, zoonomi e biotecnologi agrari19.639
  • Agrotecnici e agrotecnici laureati 12.789
  • Periti agrari e periti agrari laureati 12.485
  • Geologi e geologi junior 12.302
  • Tecnologi alimentari 1.848
  • Spedizionieri doganali 1.513
  • Consulenti in proprietà industriale 1.325
  • Attuari e attuari junior 1.158

Due categorie da sole – ingegneri e architetti – pesano per quasi il 59% della platea complessiva. All’estremo opposto, cinque albi contano meno di 15.000 iscritti ciascuno: un dato che spiega perché la delega preveda la possibilità di accorpare i consigli di disciplina territoriali quando il numero degli iscritti è esiguo.

Restano fuori avvocati, commercialisti e professioni sanitarie, oggetto di deleghe separate.

A che punto è l’iter parlamentare

L'iter della legge delega sulla riforma delle professioni è iniziato il 4 settembre 2025 con l'approvazione in Consiglio dei ministri. Dopo un lungo ciclo di audizioni in commissione Giustizia al Senato (relatore Sergio Rastrelli, FdI), il voto sugli emendamenti si è concluso il 24 giugno 2026. Il testo modificato (A.S. 1663-A) è stato trasmesso alla presidenza del Senato il 1° luglio. L'approdo in aula è slittato dal 30 luglio al 3 agosto 2026 per dare precedenza alla questione di fiducia sul decreto giustizia e migranti. Trattandosi di una legge delega, l'approvazione del testo fissa solo i principi generali. Il Governo dovrà emanare i decreti legislativi attuativi d'intesa con i consigli nazionali delle professioni, previo parere delle commissioni parlamentari (da esprimere entro 30 giorni). Di conseguenza, la tabella di marcia prevede: approvazione in Senato, passaggio alla Camera, entrata in vigore, fino a 24 mesi per i decreti attuativi e altri 12 mesi per i correttivi. L'impatto operativo reale si manifesterà quindi tra il 2027 e il 2029.

Attività riservate e attività libere: il principio che tutela anche chi non ha l’albo

È la modifica più rilevante per l’intero mercato dei servizi professionali e riguarda direttamente anche i professionisti non ordinistici.

La formulazione iniziale rischiava di fare confusione tra le attività riservate per legge e quelle legate alla competenza tipica degli iscritti agli albi. Questa ambiguità avrebbe potuto limitare l'attività di consulenti, formatori ed esperti di comunicazione: tutte figure non regolamentate che lavorano in settori vicini a quelli degli ordini professionali.

L’emendamento approvato risolve il problema: le attività non esplicitamente riservate dalla legge a una professione rimangono libere e accessibili a tutti. Il testo cita anche il D.Lgs. 142/2020 (Direttiva UE sul test di proporzionalità): qualsiasi futuro limite a una professione richiederà una motivazione di interesse generale. Inoltre, l'ambito di ogni professione si potrà definire solo con una legge e andrà coordinato con i settori simili. Stop, quindi, a nuove riserve create tramite regolamenti. La consulenza entra nelle competenze. Il nuovo punto 1-bis dell’articolo 2 inserisce la consulenza specialistica tra le attività formali degli iscritti agli albi. Questa novità definisce il perimetro della professione ma non crea un’esclusiva: le riserve di legge restano invariate. L’impatto concreto dipenderà dai decreti attuativi.

Società tra professionisti: la soglia 

Il testo irrigidisce la disciplina delle STP rispetto alla legge Concorrenza 2025. Le nuove regole prevedono che:

almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto appartengano a professionisti iscritti all’albo di riferimento o ad albi di altre professioni;

la partecipazione agli utili sia sempre proporzionale alla partecipazione al capitale.

Tirocinio: rimborso spese e compenso

Il nuovo criterio r-bis riorganizza la disciplina del tirocinio professionale su due livelli:

il rimborso delle spese sostenute per conto dello studio o del professionista ospitante è dovuto; un’indennità o un compenso possono essere riconosciuti con apposito contratto, commisurati all’effettivo apporto professionale, con esclusione dei tirocini presso enti pubblici. Non è l’obbligo generalizzato di retribuzione che molte sigle chiedevano, ma quantomeno il rimborso spese diventa un diritto, non una concessione.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
La tragedia

Bono, morto a 41 anni travolto da un muro: sei mesi fa aveva perso la figlia di tre anni

Le nostre iniziative