La Nuova Sardegna

Inps

Pensioni minime 2027, verso un nuovo aumento: quanto potrebbero crescere e da cosa dipenderà

Pensioni minime 2027, verso un nuovo aumento: quanto potrebbero crescere e da cosa dipenderà

La rivalutazione degli assegni è legata molto anche all’inflazione

3 MINUTI DI LETTURA





Le pensioni minime si preparano a un nuovo aumento nel 2027. Dopo gli incrementi riconosciuti negli ultimi anni l'attenzione si sposta sulla prossima rivalutazione degli assegni, che dipenderà soprattutto dall'andamento dell'inflazione e dalle decisioni che il Governo assumerà con la prossima Legge di Bilancio. Le ipotesi attualmente sul tavolo indicano aumenti contenuti. A incidere saranno principalmente due fattori: la perequazione automatica prevista dalla legge e l'eventuale conferma della maggiorazione straordinaria destinata alle pensioni minime, finanziata al momento fino al 31 dicembre 2026. A spiegare tutto è QuiFinanza.

Come funzionano gli aumenti delle pensioni nel 2027

Il principale meccanismo di adeguamento è la perequazione, cioè la rivalutazione automatica delle pensioni in base all'inflazione, con l'obiettivo di preservare il potere d'acquisto degli assegni.

Secondo le regole attualmente in vigore:

  • le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo ricevono la rivalutazione piena;
  • gli assegni compresi tra quattro e cinque volte il minimo ottengono il 90% dell'indice di rivalutazione;
  • oltre cinque volte il trattamento minimo la rivalutazione scende al 75%.

Il Documento programmatico di bilancio stima per il 2026 un'inflazione del 2,8%. Se il dato sarà confermato, la rivalutazione delle pensioni dal 2027 potrebbe risultare più elevata rispetto a quella applicata quest'anno.

Di quanto potrebbero aumentare le pensioni minime

Secondo diverse simulazioni, gli aumenti saranno legati quasi esclusivamente alla perequazione. Con un'inflazione compresa tra il 2% e il 2,8%, la pensione minima potrebbe arrivare indicativamente a circa 625 euro al mese. Si tratta di una stima riportata dal quotidiano Il Messaggero. L'importo definitivo dipenderà comunque dal tasso d'inflazione che sarà certificato e dalle misure contenute nella prossima Manovra.

La maggiorazione straordinaria

Alla rivalutazione automatica si aggiunge la maggiorazione straordinaria introdotta negli ultimi anni. L'ultima Legge di Bilancio ha previsto un incremento aggiuntivo dell'1,3%, pari a circa 20 euro mensili, destinato a circa 2,2 milioni di beneficiari delle pensioni minime.

La misura, però, scade il 31 dicembre 2026. Per mantenerla anche nel 2027 sarà necessario un nuovo intervento normativo. In assenza di una proroga, gli assegni continueranno comunque a essere rivalutati con il meccanismo ordinario, ma senza l'aumento extra.

Chi potrebbe ricevere un aumento maggiore

Chi beneficia anche delle maggiorazioni sociali, come alcuni pensionati ultra 75enni in possesso dei requisiti previsti dalla legge, potrebbe ottenere importi leggermente superiori qualora tali misure venissero confermate.

In assenza di nuove risorse, invece, gli aumenti deriverebbero esclusivamente dalla rivalutazione automatica legata all'inflazione.

A chi spetta la pensione minima

Nel 2026 il trattamento minimo è pari a 619,80 euro al mese per tredici mensilità, comprensivo della rivalutazione prevista dalla normativa vigente.

Quando si parla di pensione minima ci si riferisce, in realtà, all'integrazione al minimo, cioè al meccanismo che consente di aumentare alcune pensioni quando l'importo calcolato sulla base dei contributi versati risulta inferiore alla soglia stabilita ogni anno.

L'integrazione non spetta automaticamente a tutti i pensionati. Per ottenerla è necessario:

  • essere titolari di una pensione che può essere integrata al minimo;
  • rispettare i limiti di reddito previsti dalla legge.

L'Inps verifica questi requisiti e, nella maggior parte dei casi, riconosce il beneficio direttamente al momento della liquidazione della pensione. Se la situazione reddituale cambia o i dati a disposizione dell'Istituto non sono aggiornati, il pensionato può richiedere il riconoscimento dell'integrazione attraverso i servizi online dell'Inps oppure rivolgendosi a un patronato.

Diverso è il tema dei requisiti per accedere alla pensione. Attualmente la pensione di vecchiaia richiede almeno 67 anni di età e 20 anni di contributi, mentre la pensione di vecchiaia contributiva può essere riconosciuta con 71 anni di età e almeno 5 anni di contributi.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
La tragedia

Bono, morto a 41 anni travolto da un muro: sei mesi fa aveva perso la figlia di tre anni

Le nostre iniziative