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Sardegna, 1.550 incendi e quasi 9.500 ettari in fumo: dietro quasi tutti c’è la mano dell’uomo

Sardegna, 1.550 incendi e quasi 9.500 ettari in fumo: dietro quasi tutti c’è la mano dell’uomo

Le fiamme hanno colpito meno boschi ma più superfici agricole e incolte.

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Cagliari Sono 1.550 gli incendi divampati in Sardegna dall’inizio del 2026 fino al 2 agosto. Un numero sostanzialmente in linea con la media dei dodici anni precedenti, rispetto alla quale l’aumento è appena dello 0,1 per cento, ma superiore ai 1.459 roghi registrati nello stesso periodo del 2025.

Le fiamme hanno percorso complessivamente 9.478,69 ettari di terreno: il 15 per cento in più rispetto alla media del periodo, ma un’estensione simile a quella dello scorso anno. Cambia, però, la tipologia delle aree colpite. La superficie boscata interessata dagli incendi è diminuita del 63 per cento, mentre quella non boschiva è cresciuta del 38 per cento.

I dati sono stati illustrati questa mattina, martedì 4 agosto, durante la riunione plenaria sulla campagna antincendio boschivo 2026, convocata dalla Protezione civile regionale e dall’assessorato della Difesa dell’Ambiente. All’incontro hanno partecipato, in presenza e in videoconferenza, circa 180 rappresentanti di prefetture, Comuni, Province, strutture operative, associazioni di categoria e volontariato.

La quasi totalità degli incendi ha origine umana. Secondo il comandante del Corpo forestale e di vigilanza ambientale Gianluca Cocco, tra i roghi investigati negli ultimi cinque anni il 60 per cento è risultato doloso e il restante 40 per cento colposo. Nel 2026 sono state tuttavia accertate anche cause naturali, con sei incendi provocati dai fulmini.

«Gli incendi da soli non partono, la mano umana è responsabile di questo grave delitto, di questi atti di terrorismo nei confronti della nostra terra», ha affermato l’assessora regionale dell’Ambiente Rosanna Laconi.

Dal territorio arriva intanto la richiesta dei sindaci di aumentare i controlli e le attività di prevenzione, soprattutto nelle zone maggiormente esposte. La Regione ha coinvolto le prefetture per sollecitare il supporto delle forze dell’ordine nelle operazioni di sorveglianza, mentre a Forestas è affidato anche il compito di intervenire sulla pulizia delle campagne.

Restano inoltre alcune lacune nella pianificazione locale. Sono 23 i Comuni sardi che non hanno ancora predisposto il piano comunale per la gestione dei rischi, mentre 354 amministrazioni dispongono di uno strumento definitivo.

Il dispositivo regionale può contare a terra su 500 agenti del Corpo forestale, 1.300 vigili del fuoco, circa mille operatori di Forestas, 150 compagnie barracellari e duemila volontari. La componente aerea comprende tre Canadair della flotta nazionale, nove elicotteri leggeri capaci di trasportare 900 litri d’acqua, un AB412 da 1.200 litri, due Super Puma con una capacità fino a quattromila litri e due elicotteri messi a disposizione dall’Esercito e dall’Aeronautica militare.

Al dispositivo si aggiungono i droni, attualmente impiegati soprattutto per individuare eventuali focolai ancora attivi sotto la cenere. In futuro potrebbero affiancare le vedette anche nella sorveglianza del territorio, senza però sostituire, ha precisato Laconi, il controllo svolto dagli operatori.

Durante la riunione l’Arpas ha segnalato, dopo il temporaneo calo delle temperature, l’arrivo di una nuova fase di caldo intenso. La vegetazione risulta inoltre più stressata rispetto allo scorso anno, anche se il livello di pericolosità è al momento inferiore ai picchi raggiunti nel mese di luglio.

Dal confronto è emersa infine la necessità di rafforzare gli organici del Corpo forestale e di Forestas e di intensificare la prevenzione durante tutto l’anno. L’obiettivo è migliorare il presidio delle aree sensibili e garantire una risposta più rapida nelle giornate caratterizzate dal rischio più elevato.

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