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L’inchiesta

Arrestato Valter Lavitola: è accusato di essere il mandante dell'attentato contro Sigfrido Ranucci

Arrestato Valter Lavitola: è accusato di essere il mandante dell'attentato contro Sigfrido Ranucci

I magistrati hanno contestato l'aggravante del metodo mafioso: davanti all'abitazione del giornalista di Report fu fatto esplodere un ordigno esplosivo

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Nuova e clamorosa svolta nelle indagini sull'attentato dinamitardo ai danni di Sigfrido Ranucci, conduttore del programma d'inchiesta Report, avvenuto nell'ottobre del 2025 a Pomezia, nei pressi della Capitale. Nella giornata di oggi 10 agosto, l'imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è stato arrestato dalle forze dell'ordine e trasferito in carcere su disposizione del Giudice per le indagini preliminari (Gip) del Tribunale di Roma.

L'ordinanza di custodia cautelare in carcere si inserisce nel quadro dell'inchiesta coordinata dalla Procura di Roma, sotto la guida del procuratore capo Francesco Lo Voi. Secondo la tesi della Direzione distrettuale antimafia (Dda), Lavitola non sarebbe semplicemente coinvolto nella vicenda, ma risulterebbe il vero e proprio mandante del grave atto intimidatorio in cui un ordigno esplosivo a base di gelatina da cava fu fatto detonare davanti all'abitazione di Ranucci, distruggendo due vetture e danneggiando la recinzione esterna.

Le accuse formalizzate dagli inquirenti nei confronti dell'ex editore de L'Avanti! sono pesantissime: concorso in strage, detenzione e porto in luogo pubblico di ordigni esplosivi, minaccia e danneggiamento. I magistrati hanno inoltre contestato l'aggravante del metodo mafioso. Il provvedimento restrittivo odierno giunge circa un mese dopo l'iscrizione di Lavitola nel registro degli indagati, avvenuta a inizio luglio a seguito dell'arresto dei quattro presunti esecutori materiali del blitz. Durante le scorse settimane, i carabinieri dei Nuclei Investigativi di Roma e Frascati avevano già eseguito approfondite perquisizioni domiciliari presso le proprietà dell'imprenditore, sequestrando computer, telefoni cellulari e diversi manoscritti ritenuti utili alle indagini.

I flussi investigativi, arricchiti dall'analisi dei contatti e dai presunti sopralluoghi effettuati sul posto un mese prima dell'esplosione, avrebbero permesso di ricostruire la presunta catena di comando che lega Lavitola agli autori materiali. Resta ancora sotto la lente degli investigatori l'esatto movente che avrebbe spinto l'imprenditore – già noto alle cronache giudiziarie del passato per vicende legate alla compravendita dei senatori e ai rapporti con la politica del periodo berlusconiano – a ordinare l'attentato contro il noto giornalista della Rai, con cui vi era peraltro una conoscenza diretta e pregressa.

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