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Lo studio

Artigianato sardo da record, 34mila imprese e 80mila addetti

di Massimo Sechi
Artigianato sardo da record, 34mila imprese e 80mila addetti

Nuoro è la prima provincia italiana per incidenza sul totale delle aziende attive

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Sassari L’artigianato sardo si conferma uno dei settori cardine dell’economia isolana. I dati sulla demografia delle imprese del comparto vedono, infatti, le aziende della Sardegna al secondo posto nazionale per la crescita. Alla provincia di Nuoro va invece il primato per la più alta incidenza di imprese del settore sul totale delle attività imprenditoriali. Dall’analisi dell’ufficio studi di Confartigianato Sardegna emerge che nel secondo trimestre del 2026 il comparto ha registrato 33.716 imprese attive che rappresentano più del 20% di tutte le aziende sarde. Numeri che, come detto, inseriscono l’isola al secondo posto in Italia per crescita del settore con un più 0,68% e un saldo attivo di più 230 imprese. Sono oltre 80mila gli addetti che operano nelle realtà artigiane.

A livello territoriale la più rappresentativa è stata la provincia di Cagliari con 12.415 imprese artigiane registrate, con una crescita dello 0,73%. Al secondo posto la Provincia di Sassari-Gallura con 12.367 imprese artigiane registrate con un tasso di crescita dello 0,99%. Al terzo posto Nuoro con 6.810 imprese artigiane registrate e un saldo attivo del più 0,27%. Più flebile la crescita a Oristano che ha registrato un +0,04%, con 2.343 imprese artigiane totali.

«La crescita registrata delle imprese artigiane sarde rappresenta la conferma del lavoro svolto dagli imprenditori insieme alla Regione per la valorizzazione del comparto – afferma Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Sardegna – risultato di un confronto costante, spesso complesso ma sempre costruttivo, con i vari Assessorati che ha consentito di rifinanziare negli anni la Legge Artigiana 949, che ha così potuto disporre di 120milioni di euro distribuiti al comparto con formule snelle ed efficaci».

Il Centro studi di Cna sottolinea, invece, il record ottenuto dalla provincia di Nuoro che viene definita “la più artigiana d’Italia”. Con il 31,7% di imprese sul totale di quelle attive ha la più alta incidenza a livello nazionale, con un vantaggio di ben 10 punti sulla media italiana. Il quadro si modifica se si osserva il peso delle persone impiegate nel settore e in questo caso Nuoro scende al terzo posto, superata da Prato e Fermo. Il confronto tra le due classifiche conferma che nei territori a maggiore vocazione artigiana, Nuoro in testa, il modello produttivo si fonda su un numero molto elevato di micro e piccole imprese, spesso a conduzione familiare, più che su singole realtà di grandi dimensioni: la componente strutturale del sistema economico locale.

«Il primato di Nuoro non è un dato isolato – affermano Luigi Tomasi e Francesco Porcu rispettivamente presidente e segretario di Cna Sardegna –. È la fotografia del ruolo che l’artigianato continua ad avere nell’economia e nell’identità dei territori sardi, dove piccole imprese e botteghe rappresentano ancora oggi l’ossatura del tessuto produttivo. È un patrimonio che va difeso, perché dove l’artigianato è più forte sostiene occupazione, comunità e qualità del lavoro. Ma il primato non deve far dimenticare le fragilità – sottolineano il presidente e il segretario della Cna – senza ricambio generazionale e senza condizioni di accesso al credito e alla formazione più favorevoli, anche i territori più artigiani rischiano di impoverirsi. Il dato che emerge va oltre l’orgoglio del primato: Nuoro e le altre province sarde a forte vocazione artigiana dimostrano che il modello della piccola impresa diffusa regge ancora, ma non possiamo darlo per scontato. Il calo nazionale registrato nell’ultimo decennio riguarda anche la Sardegna. Servono quindi strumenti concreti, nella formazione, nel credito e nella trasmissione d’impresa, per evitare che le nostre eccellenze artigiane si assottiglino negli anni a venire».

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