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«Niente pale eoliche vicino alla Basilica di Saccargia: stop alle fake news»


	L'impianto di Nulvi-Ploaghe, in piccolo Costantino Deperu
L'impianto di Nulvi-Ploaghe, in piccolo Costantino Deperu

Deperu (Erg) interviene sull’operazione di repowering dell’impianto di Nulvi-Ploaghe: «Le immagini che circolano sono fotomontaggi». Investimento da 170 milioni di euro: «Ricadute positive concrete per tutti sul territorio»

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Sassari «Su questo progetto c’è una narrazione densa di fake news, fatte circolare strumentalmente per screditare, oltre il progetto, tanti temi riferibili allo sviluppo delle energie rinnovabili in Sardegna». Costantino Deperu, direttore Sviluppo, ingegneria e costruzioni di Erg, chiarisce i termini del repowering dell’impianto eolico di Nulvi-Ploaghe, progetto di rinnovamento tecnologico di un parco eolico, già esistente e in attività da 20 anni. Parte dall’accusa di progettare la collocazione di nuove turbine nei pressi della Basilica di Saccargia. Tema sul quale, ultimamente, è stata anche lanciata l’accusa di avere «cancellato» la presenza dell’importante bene culturale dalle mappe ufficiali inserite nell’autorizzazione unica, già da mesi concessa alla società:

«Affermare che vi sia stata una cancellazione è falso – spiega Deperu –. Nelle planimetrie pubblicamente consultabili è perfettamente indicata la posizione della Basilica di Saccargia. Lo ribadiamo, non è prevista alcuna installazione di turbine nelle vicinanze della basilica. Il parco eolico dista già oggi alcuni chilometri e, con il repowering, le nuove turbine saranno posizionate ad una distanza ancora maggiore: la più vicina si trova a circa 5 chilometri in linea d’aria dalla basilica. Le immagini con aerogeneratori sul sagrato o incombenti su Saccargia, che circolano sui social, sono fotomontaggi fuorvianti che alterano maldestramente la realtà».

C’è poi il tema dei dati anemometrici e l’accusa di falsificazione nella documentazione di richiesta. «Su questo punto corre l’obbligo di fare chiarezza perché si tratta di un’affermazione tanto grave quanto facile da confutare. Lo studio anemologico di sito, parte integrante dell’autorizzazione Via (Valutazione di impatto ambientale, ndr), si basa su una molteplicità di input di calcolo, tra cui la rilevazione della ventosità di sito ottenuta da tre torri anemometriche installate nei primi anni 2000 e da un’ulteriore installata successivamente per l’esercizio del futuro impianto di repowering», sottolinea Deperu che in merito aggiunge: «Proprio perché si tratta di un intervento di repowering, il calcolo della produzione attesa può contare su una base informativa robusta: sono disponibili i dati reali di energia prodotta dall’impianto in esercizio per più di due decenni. Si tratta quindi di valutazioni fondate su dati concreti e verificabili, che rendono le previsioni più affidabili rispetto a quelle normalmente disponibili per un nuovo impianto realizzato su un sito ancora privo di uno storico produttivo». Altra questione, quella dell’abbandono sul territorio degli impianti dismessi.

«Le vecchie turbine dismesse vengono recuperate e avviate al riutilizzo o al riciclo al 100% attraverso filiere specializzate – replica Deperu –. A seguito della rimozione, tutte le aree oggetto di smantellamento verranno ripristinate».

Il progetto «prevede poi ricadute concrete sul territorio, con un investimento complessivo di circa 170 milioni, di cui circa 40 milioni stimati in appalti e servizi affidati a società locali – ribadisce Costantino Deperu –. In più, vi sono evidenti ricadute positive per i Comuni attraverso accordi e compensazioni economiche, oltre che occupazione diretta sul territorio, dove 40 dipendenti, tra diretti ed indiretti, lavorano e continueranno a lavorare per l’esercizio dell’impianto». Infine, il tema delicatissimo degli espropri. Non ci sarà nessun esproprio per il repowering, annuncia Deperu, «nonostante lo status di opera di interesse pubblico, l’impostazione data al progetto non prevede il ricorso a decreti di esproprio per acquisire i terreni necessari alla realizzazione del parco. In particolare, l’acquisto o il diritto di superficie di tutte le porzioni di terreno interessate dalla realizzazione del parco è stata definita attraverso accordi economici con i proprietari delle aree».

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