La 13enne Chiara Carta uccisa a coltellate dalla madre Monica Vinci: oggi la sentenza del processo
Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a diciannove anni di reclusione
Cagliari È attesa per mezzogiorno la sentenza del processo a carico di Monica Vinci, l’imputata accusata di aver ucciso con 36 coltellate la figlia tredicenne Chiara Carta il 18 febbraio 2023 nella casa di Silì, a Oristano. La Corte d'Assise di Cagliari, presieduta dalla giudice Lucia Perra, a latere Roberto Cau, si è ritirata in camera di consiglio dopo la replica dell'avvocato Gianluca Aste, legale della donna, che ha ribadito nella sua arringa la tesi difensiva sostenuta fin dall'inizio del dibattimento: la totale incapacità di intendere e volere dell'imputata al momento del delitto, in contrasto con l'impianto accusatorio basato sul vizio parziale di mente.
Una tesi opposta a quella sostenuta dalla pubblica accusa. Il pubblico ministero Valerio Bagattini aveva chiesto, al termine di una requisitoria di quattro ore, una condanna a diciannove anni di reclusione, di cui tre da scontare in una Rems – dove l'imputata si trova tuttora a causa della sua persistente pericolosità sociale – e i restanti sedici in carcere.
Sulla stessa linea si era espressa l'avvocata Anna Paola Putzu, legale di Piero Carta, padre della vittima e parte civile, che aveva chiesto un risarcimento di 10mila euro, descrivendo l'imputata come una donna «furba», capace di gestire la propria patologia secondo convenienza.
In aula, a seguire l'ultima udienza in un silenzio carico di tensione, erano presenti entrambe le famiglie coinvolte nella tragedia: il padre della vittima, accompagnato dai familiari, e le sorelle di Monica Vinci.
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