Assalti ai portavalori, come si è arrivati alla banda dei sardi: il blitz nell’ovile, il basista e il pizzino dimenticato
La notte stessa del colpo sull’Aurelia i carabinieri trovarono nel casolare di Antonio Moni alcuni indizi
Sassari È la notte dell’assalto ai portavalori sull’Aurelia, 28 marzo 2025. Nell’entroterra pisano, a Castelnuovo Val di Cecina, i carabinieri entrano in un ovile-capannone isolato, senza elettricità, in mezzo alle pecore. Ci sono arrivati seguendo il gps dell’auto rubata a un medico e usata dal commando per la fuga. Tra la paglia e i resti di un bivacco dormono due uomini. Il proprietario dell’ovile, Antonio Moni, aveva spiegato ai militari di averli ospitati per la notte: Franco Piras e Francesco Palmas, secondo il suo racconto, erano in viaggio verso Bastia Umbra, dove dovevano comprare un macchinario agricolo. Era l’alibi preparato da tempo, e sarebbe crollato solo qualche giorno dopo con l’analisi delle celle telefoniche.
Due giorni fa la banda dei sardi è stata condannata in tribunale a Livorno: 11 condanne, dai 6 agli 11 anni per l’assalto che aveva fruttato un bottino da 3 milioni di euro.
Durante il controllo, però, a terra era saltato fuori un bigliettino con due numeri di telefono. Piras e Palmas si sarebbero poi effettivamente rivelati membri del commando, e Moni il basista, che aveva offerto supporto logistico e dato fuoco alle auto dopo la fuga. A colpire i carabinieri era stato anche un altro dettaglio. Nei dintorni del casolare non c’era alcuna traccia di furgoni o macchine, come i se i due fossero arrivati lì a piedi o accompagnati da qualcuno. Quei due numeri di telefono trovati sui bigliettini si rivelarono però estremamente preziosi: erano il filo da cui gli investigatori avevano srotolato l’intera rete.
Da lì erano risaliti ad altre utenze e ai relativi tabulati. I contatti tra gli indagati andavano avanti da mesi, lungo tutta la pianificazione, a partire dai furti dei mezzi poi usati per bloccare la strada. È da quei contatti che la procura di Livorno ha ricostruito i ruoli. Otto uomini erano gli esecutori materiali, cioè quelli che hanno trasformato l’Aurelia in un teatro di guerra, gli altri tre avevano il compito di osservare i movimenti dei blindati Battistolli e segnalare il momento giusto per dare il via all’assalto.
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