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L’analisi

La Sardegna perde 523 bar in sei anni: i piccoli centri i più colpiti

di Redazione web
La Sardegna perde 523 bar in sei anni: i piccoli centri i più colpiti

La preoccupazione di Confesercenti: «Scompaiono gli ultimi presidi di socialità rimasti nel territorio»

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Cagliari In Sardegna sono scomparsi 523 bar tra il 2019 e il 2025. Le attività sono passate da 6.016 a 5.493, con una diminuzione dell’8,7%. Il calo è inferiore alla media nazionale, che nello stesso periodo ha registrato una contrazione del 14,2%, ma a preoccupare Confesercenti Sardegna è soprattutto la distribuzione territoriale delle chiusure. Delle 523 attività perse nell’Isola, infatti, 415 si trovavano nei comuni non capoluogo, quasi l’80% del totale.

Nei cinque capoluoghi considerati dalla rilevazione i bar sono passati complessivamente da 1.531 a 1.423, con una diminuzione del 7,1%. Negli altri comuni il calo è stato più marcato, da 4.485 a 4.070 attività, pari al 9,3%. «Il dato conferma un fenomeno che denunciamo da tempo: l’indebolimento progressivo della rete delle imprese di prossimità nei nostri territori», sottolinea Gian Battista Piana, direttore regionale di Confesercenti Sardegna. La chiusura di un bar in un piccolo comune, aggiunge, significa spesso perdere «un servizio, un punto di incontro e uno degli ultimi presidi di socialità rimasti nel territorio».

Sassari e Sud Sardegna le aree più colpite

La riduzione percentualmente più consistente ha riguardato il Sud Sardegna, con il -11,7%, seguito da Sassari (-10,2%) e Oristano (-9,2%). Diminuzioni più contenute si sono registrate a Nuoro (-5,3%) e Cagliari (-5,4%). In termini assoluti è stata Sassari a registrare la perdita maggiore, con 236 bar in meno, circa il 45% dell’intera contrazione regionale. Seguono il Sud Sardegna con 118 attività in meno, Cagliari con 63, Oristano con 56 e Nuoro con 50. Tra i capoluoghi spicca il dato di Oristano, dove i bar sono passati da 160 a 126, con una contrazione del 21,3%. Più contenuti i cali a Cagliari (-6,2%), Sassari (-4,9%) e Nuoro (-3,2%). Persi quasi 157 milioni di euro La riduzione delle attività avrebbe prodotto effetti anche sul piano economico. Confesercenti, utilizzando un fatturato medio annuo di 190 mila euro per attività, corrispondente alla media delle dichiarazioni ISA 2024 della categoria, e ipotizzando che il 50% della domanda venga assorbito dai bar rimasti sul mercato, stima in circa 156,9 milioni di euro annui la ricchezza venuta meno nei territori sardi tra il 2019 e il 2025. Di questi, 124,5 milioni riguarderebbero i comuni non capoluogo e 32,4 milioni i capoluoghi. «Nei piccoli centri la chiusura delle attività produce un effetto moltiplicatore: diminuiscono gli acquisti presso i fornitori, l’occupazione, i redditi generati localmente e, contemporaneamente, si riducono i servizi a disposizione dei cittadini», osserva Piana.

La Sardegna tiene più della media italiana

Nonostante la contrazione, il numero dei bar in Sardegna è diminuito meno rispetto alla media nazionale: -8,7% contro -14,2%. Nei capoluoghi il divario è ancora più ampio, con un calo del 7,1% nell’Isola contro il 15,6% registrato in Italia. Nel 2025 la Sardegna contava inoltre 3,52 bar ogni mille abitanti, contro una media nazionale di 2,47. L’Isola risultava seconda in Italia per densità, preceduta dalla Liguria. Per Confesercenti, i dati evidenziano la necessità di politiche specifiche per le imprese di prossimità. «Bar, negozi, pubblici esercizi e servizi di prossimità costituiscono una vera infrastruttura economica e sociale – afferma Bastiano Rosu, presidente FIEPET-Confesercenti -. Sostenere queste imprese significa sostenere la permanenza delle persone nei territori».

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