In Sardegna code davanti ai distribuori Eni, con il tetto si risparmiano fino a 10 euro a pieno
Benzina self a non più di 1,99 euro e diesel a 2,19: vantaggio consistente alla pompa, ma l’effetto sui prezzi medi dell’isola per ora è minimo
Sassari Sono 136 i distributori Eni ed Enilive in Sardegna, su un totale di 675 stazioni di servizio presenti nell’isola. Da oggi, lunedì 28 settembre, negli impianti della rete il prezzo massimo in modalità self è fissato a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio. E non è un caso che nei distributori Eni dell’isola si siano già formate code di auto. Per chi può approfittare del nuovo tetto, il risparmio rispetto ai prezzi medi sardi è tutt’altro che trascurabile. La benzina nell’isola costa oggi mediamente 2,165 euro al litro: acquistandola a 1,99 euro la differenza è di 17,5 centesimi al litro, pari a 8,75 euro su un pieno da 50 litri.
Ancora maggiore il vantaggio sul diesel. La media regionale è di 2,396 euro al litro, mentre il tetto Enilive è fissato a 2,19. Sono 20,6 centesimi in meno al litro, cioè 10,30 euro di risparmio su 50 litri. Naturalmente si tratta del confronto tra il prezzo massimo fissato da Eni e la media regionale: il vantaggio effettivo cambia a seconda del prezzo che sarebbe stato praticato dal singolo distributore prima dell'intervento. Il tetto riguarda inoltre il self service; con il servito il costo finale è più alto perché comprende il prezzo della prestazione.
La media sarda, però, quasi non si muove
Se per l’automobilista che trova un distributore Enilive il vantaggio può quindi superare i dieci euro a pieno, molto diverso è l’effetto dell’iniziativa sulla media complessiva dei prezzi in Sardegna. Secondo i dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il gasolio è passato dai 2,398 euro al litro di ieri ai 2,396 di oggi: appena due millesimi in meno. Su 50 litri la diminuzione media equivale ad appena 10 centesimi. La benzina è scesa da 2,168 a 2,165 euro al litro, tre millesimi in meno: 15 centesimi su un rifornimento da 50 litri. La Sardegna registra così il calo più contenuto d’Italia per il diesel e uno dei più bassi per la benzina. Un dato che non significa che lo sconto Eni sia irrilevante per chi utilizza quei distributori: mostra piuttosto come l’effetto del price cap, applicato a una parte della rete, si diluisca quando viene calcolato sull’insieme dei 675 impianti dell’isola.
I distributori Eni rappresentano infatti circa un quinto della rete sarda. Gli altri continuano a praticare i propri prezzi e sulla media regionale pesano anche le forti differenze esistenti tra territori, compagnie e singoli punti vendita.
Arriva anche il calmiere Ip
All’intervento Eni si aggiunge quello di Ip, controllata dalla compagnia azera Socar. Il gruppo conta 4.575 stazioni in Italia e ha deciso di partire da circa duemila punti vendita di proprietà, per poi estendere progressivamente l’iniziativa al resto della rete. Ip, a differenza di Eni, non ha stabilito un tetto unico nazionale. I prezzi saranno calmierati tenendo conto delle differenti condizioni della rete e, secondo la società, della necessità di tutelare la sostenibilità della filiera. Socar sta valutando anche l’estensione del meccanismo agli impianti a marchio Esso e agli operatori che si riforniscono da Ip per vendere carburante con insegne proprie. Per il momento Q8, Tamoil ed Esso non hanno annunciato analoghe iniziative.
La reazione dei gestori
La scelta delle grandi compagnie potrebbe aumentare la pressione competitiva sul resto della rete. Il presidente dell’Unione nazionale consumatori Massimiliano Dona ha giudicato positivamente l’iniziativa, sottolineando il vantaggio soprattutto per chi dispone di una stazione Eni vicino a casa o al luogo di lavoro.
I rappresentanti dei gestori, invece, temono ripercussioni sulla concorrenza. I benzinai di Confcommercio stanno valutando iniziative comuni anche davanti all’Antitrust, mentre Assopetroli, che rappresenta numerosi operatori indipendenti, ha segnalato il rischio di distorsioni del mercato.
Più della metà delle circa 21.750 stazioni italiane è infatti costituita da piccoli marchi e pompe bianche, che difficilmente dispongono degli stessi margini di un gruppo integrato lungo tutta la filiera petrolifera.
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