«Quella professoressa è come Satana»: il 26enne confessa l’omicidio e accusa Nicole Formichetti
De Oliveira Morando racconta agli investigatori il delitto e indica nella docente la regista delle operazioni per disfarsi del cadavere
Torino È Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, italo-brasiliano, reo confesso dell’omicidio di Fabio Colapietro, a indicare nella professoressa Nicole Formichetti la persona che avrebbe preso in mano la situazione dopo la morte del 39enne. Un racconto ancora al vaglio degli investigatori e riportato nell’ordinanza con cui il gip Antonio Borretta ha disposto la custodia cautelare in carcere.
«Quella professoressa è come Satana», avrebbe detto il giovane alla madre mentre si trovava nella sala d’attesa della Squadra mobile di Torino. Secondo la sua ricostruzione, dopo l’omicidio sarebbe stata soprattutto Formichetti, 46 anni, insegnante di italiano, a cercare una soluzione per eliminare il cadavere e cancellare le tracce. Il gip, riassumendo le dichiarazioni del 26enne, scrive che la gestione delle operazioni sarebbe rimasta sotto il controllo della «Professoressa», indicata come «l’unica che puntava a trovare un modo per sbarazzarsi del cadavere e tornare a una vita normale».
Colapietro sarebbe stato ucciso nell’appartamento della donna. De Oliveira Morando ha raccontato di avergli stretto un braccio attorno al collo e di averlo colpito con alcuni pugni al volto. Quando l’uomo ha perso conoscenza, ha sostenuto di aver tentato per circa due ore di rianimarlo.
Nell’abitazione c’era anche Keith Butig, 22enne italo-filippina. Secondo il racconto del giovane, durante quelle ore il gruppo avrebbe fatto largo uso di droga e alcol. Dopo la morte di Colapietro avrebbero continuato a fumare crack e sarebbero usciti più volte per acquistare stupefacenti. De Oliveira Morando ha riferito inoltre che Formichetti avrebbe comprato eroina. Il corpo sarebbe stato quindi spostato nella vasca da bagno. I tre avrebbero acquistato sacchi, candeggina, nastro adesivo e altro materiale per ripulire l’appartamento. In seguito sarebbero stati comprati anche una mannaia e un affilatore per coltelli.
È a questo punto che, sempre secondo il 26enne, sarebbe maturata la decisione di sezionare il cadavere. De Oliveira Morando sostiene di aver partecipato direttamente alle operazioni insieme a Formichetti. Alcune parti del corpo sarebbero poi state trasportate in taxi e disperse nella Dora. Gli altri resti sono stati ritrovati dagli investigatori in 16 contenitori, tra sacchi neri e bidoncini riempiti con calce a presa rapida.
Tra le ipotesi prese in considerazione ci sarebbe stata anche quella di legare il cadavere con nastro adesivo e catene e gettarlo in un lago o in un fiume. Il 26enne ha raccontato di aver lasciato «le redini della situazione» alla professoressa perché, a suo dire, era nel panico.
Nell’ordinanza il gip sottolinea anche un altro elemento: mentre cercavano una soluzione per eliminare il corpo, gli indagati avrebbero continuato a procurarsi e consumare droga. Il giudice parla di «indubbia capacità di organizzazione» e di «ostinata pervicacia» nelle condotte contestate.
Formichetti, originaria di Rieti e da anni residente a Torino, insegna all’istituto superiore Tommaso D’Oria di Ciriè. Dall’inizio dell’anno scolastico era in aspettativa per motivi personali. Assistita dagli avvocati Alessandro Bellina e Chiara Romano, davanti al gip si è avvalsa della facoltà di non rispondere.
De Oliveira Morando, dopo quanto accaduto nell’appartamento, sarebbe invece tornato dalla madre e le avrebbe raccontato l’omicidio. Da quelle dichiarazioni è partita la ricostruzione degli investigatori sulle ore trascorse nell’abitazione e sulle modalità con cui il gruppo avrebbe tentato di far sparire il corpo di Fabio Colapietro.
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