Garlasco, la svolta: «Sui pedali della bici di Stasi non c’è il Dna di Chiara, i Ris di Parma lo sapevano dal 2007»
Chiuse le indagini sul delitto Poggi, Sempio accusato di omicidio aggravato da crudeltà e motivi abietti
Garlasco La Procura di Pavia ha chiuso nuovamente, dopo lo scorso maggio, l’indagine su Andrea Sempio indagato per l’omicidio aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti di Chiara Poggi. Il provvedimento, il nuovo 415 bis, è stato notificato alla difesa dell'indagato. Gli ultimi approfondimenti dei pm ribadiscono che l'impronta 33, lasciata sul muro della scala dove è stato trovato il corpo senza vita di Chiara Poggi è attribuibile, come già fatto in precedenza, all'indagato Andrea Sempio, e aggiungono un particolare: non si può escludere che chi ha toccato il muro avesse le mani imbrattate di sangue. Inoltre, secondo le nuove consulenze: gli accertamenti sulle calzature «non consentono di sostenere l'esistenza di un'incompatibilità fisica tra la conformazione del piede di Andrea Sempio e la traccia di scarpa» lasciata dall'assassino, ossia la scarpa modello Frau taglia 42 che «risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio».
Le contro-analisi sui pedali della bici
La Procura di Pavia, che indaga sull'omicidio di Chiara Poggi, ha acquisito una consulenza della difesa di Alberto Stasi, secondo la quale il 20 settembre 2007 due contro-analisi sul campione che rivelò la presenza del Dna della vittima sui pedali della bici risultarono «totalmente negative». Risultati che avrebbero potuto «scagionare Alberto Stasi già 19 anni fa», secondo la difesa dell'allora fidanzato di Chiara Poggi, condannato in via definitiva per il suo omicidio. Contro-analisi di cui, tuttavia, «non si è rinvenuta traccia in alcun atto del procedimento/processo celebratosi a carico di Stasi Alberto», mette nero su bianco nella nota con cui comunica di aver depositato la notifica dell'avviso di chiusura indagini su Andrea Sempio.
E proprio sulle indagini scientifiche del 2007, il 25 settembre, per oltre un’ora e mezza, è stato sentito dagli investigatori Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma. L’audizione avrebbe riguardato anche alcuni aspetti di quelle indagini, compresi i reperti relativi alla bicicletta di Alberto Stasi e le analisi genetiche. Negli ultimi giorni i pm hanno inoltre ascoltato alcuni militari che avevano partecipato alle indagini del 2017.
Chiara Poggi ha lottato almeno per un’ora
Gli approfondimenti affidati ai consulenti Cristina Cattaneo e all'anatomopatologo Biagio Eugenio Leone concludono per «una dinamica lesiva non immediatamente coincidente con il decesso». Chiara Poggi si è difesa e i colpi letali potrebbero essere stati inferti in un tempo dilatato e la morte potrebbe essere arrivata anche molto dopo.
La convergenza degli elementi, a loro giudizio, rafforza l'ipotesi che almeno una parte delle lesioni alla testa e al volto «sia stata prodotta nell'ambito di una colluttazione o, comunque, di un’azione aggressiva protrattasi nel tempo, durante la quale la vittima avrebbe posto in essere atti di difesa quantomeno passiva». In ordine all'intervallo di sopravvivenza di Chiara Poggi, i risultati ottenuti «depongono concretamente per una produzione delle lesioni non immediatamente antecedente alla morte, ma anteriore al decesso con un intervallo orientativamente compreso come minimo fra 15 e 30 minuti, senza che possa escludersi una sopravvivenza complessiva più prolungata fino ai 60 minuti».
La procura di Pavia: «Mai chiesto revisione a Procura generale di Milano»
«Nessuna richiesta finalizzata alla formulazione di una proposta di revisione della sentenza di condanna di Alberto Stasi è mai stata rivolta al Procuratore Generale, la quale è stata e sarà tenuta informata in relazione a ogni aspetto ritenuto di possibile interesse». Lo precisa la Procura di Pavia nel comunicato con cui chiude le indagini nei confronti di Andrea Sempio indagato per l'omicidio di Chiara Poggi. Il delitto di Garlasco vede già un colpevole, l'allora fidanzato Alberto Stasi condannato in via definitiva a 16 anni di carcere, la cui difesa si prepara a chiedere la revisione. Lo stesso procuratore di Pavia Fabio Napoleone lo scorso maggio, in un incontro al Palazzo di giustizia meneghino, aveva rappresentato il caso alla procuratrice generale di Milano Francesca Nanni.
Cosa succede ora
La chiusura delle indagini consentirà ora alle parti di conoscere nel dettaglio il materiale raccolto dalla Procura negli ultimi mesi. La difesa di Sempio ora potrà esaminare gli atti, presentare memorie, produrre documentazione e chiedere eventuali ulteriori accertamenti. Le stesse facoltà spettano agli altri soggetti interessati dal procedimento. La chiusura delle indagini non significa però automaticamente richiesta di rinvio a giudizio. La Procura dovrà prima esaminare le eventuali osservazioni e gli elementi presentati dalle difese. Solo successivamente i magistrati pavesi decideranno se chiedere il processo per Sempio, accusato di omicidio volontario aggravato. Un’eventuale richiesta aprirebbe un nuovo capitolo giudiziario nella vicenda dell’omicidio di Chiara Poggi e potrebbe avere conseguenze anche sul procedimento che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Per Stasi, infatti, la riapertura del fronte processuale nei confronti di Sempio potrebbe intrecciarsi con le iniziative già prospettate sul piano della revisione. Si tratta, però, di sviluppi che dipenderanno dalle decisioni della Procura e, successivamente, dagli eventuali provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
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