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Sicurezza informatica

Il caso Oxygen Forensics, la società russa che estrae dati sugli indagati. I media Usa: «Il software usato anche dalla Procura di Sassari»

di Francesco Zizi

	Il tribunale di via Roma a Sassari
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Il tribunale di via Roma a Sassari

Secondo il Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti, dietro la sede ufficiale in Virginia, ci sarebbero proprietari legati ai servizi segreti russi

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Serve a entrare nei telefoni degli indagati: chat, rubrica, foto, spostamenti, tutto quello che un sospettato si porta in tasca. Da aprile compare anche in un documento tecnico della procura della Repubblica di Sassari, tra i sistemi che la polizia giudiziaria può utilizzare per estrarre e analizzare i dati dai dispositivi mobili. Il suo nome è Oxygen Forensics. Da qualche ora è anche il nome di un caso internazionale. Secondo il Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti, dietro la sede ufficiale in Virginia c’erano proprietari russi e un gruppo di sviluppatori che lavorava in Russia. 

Il collegamento con la procura sassarese emerge da un'inchiesta di Politico.eu. La testata  ha ricostruito come il software sia entrato nei progetti di ricerca dell'Unione europea e poi nelle forze di polizia di mezzo continente. L'unico riferimento italiano citato è proprio quello del documento della procura di Sassari, anche se non è escluso che altre procure dell’isola abbiano amesso l’utilizzato del software. Il documento dice che il software è ammesso, ma non dice se effettivamente sia stato utilizzato, in che periodo, da chi e in quali procedimenti.

La denuncia depositata davanti a un tribunale federale della California descrive una società controllata da cinque cittadini russi attraverso una holding con sede a Cipro. Il volto pubblico era l'amministratore delegato Lee Reiber, 55 anni, originario dell'Idaho. Per gli investigatori americani sarebbe stato messo al vertice nel marzo 2022, subito dopo le sanzioni per l'invasione dell'Ucraina, con un compito preciso: schermare e nascondere la reale proprietà. Da allora avrebbe firmato una serie di certificazioni false sull'assenza di controllo straniero, destinate tra gli altri al Pentagono e al Dipartimento della Sicurezza interna. L'ultima risale al marzo di quest'anno.

Chi guidava davvero lo sviluppo, secondo l'accusa, era il direttore tecnico Oleg Sergeyevich Davydov, 52 anni, cittadino russo. È stato fermato all'aeroporto di Heathrow mentre stava per imbarcarsi per Istanbul ed è in attesa di estradizione. Reiber è stato arrestato negli Stati Uniti e rilasciato su cauzione. Entrambi rispondono di cospirazione per frode telematica, reato che oltreoceano prevede fino a vent'anni di carcere. Le autorità federali hanno sequestrato conti bancari, il sito e altri 56 domini riconducibili alla rete.

L'accusa, va detto contesta la menzogna sulla proprietà. Inoltre ci sarebbe un altro dettaglio mica da ridere. Gli stessi cinque soci controllavano in Russia Mko Systems, un tempo chiamata Oxygen Software. Quella società vendeva strumenti della stessa base tecnologica all'Fsb, il servizio di sicurezza del Cremlino, al Comitato investigativo e al ministero dell'Interno di Mosca. Organizzazioni per i diritti digitali come Access Now sostengono che quel tipo di software sia stato usato per estrarre i dati dai telefoni dei russi contrari alla guerra.

Secondo Politico, il percorso europeo di Oxygen parte da lontano. L’azienda compare in due progetti finanziati dall’Ue sulla gestione delle prove digitali. Il primo è Evidence, tra il 2014 e il 2016, in una rete che comprendeva anche Europol ed Eurojust. Il secondo è Inspectr, rimasto attivo fino al 2023. La Commissione precisa che la società non faceva parte dei consorzi e non ha ricevuto fondi. Nel frattempo i suoi prodotti sono stati acquistati dalle polizie di Italia, Germania, Spagna, Polonia, Ungheria, Romania e Lettonia. 

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