Si apre il Salone nautico di Genova, la Sardegna protagonista tra gli stand – Cifre e imprese della nautica nell’isola
La Regione prosegue il piano di internazionalizzazione. I poli del settore restano Gallura, Cagliari e Ogliastra
Inviato a Genova «Sei una gran donna», urla una ragazza che da Corso Saffi si avvia verso il Salone nautico insieme ad altre hostess. La sindaca di Genova, Silvia Salis, mantiene la faccia seria perché è circondata dai lavoratori genovesi di Ericsson che tranquillizza dopo i licenziamenti annunciati. Un’ora dopo, quando la fiera è già affollata, parte l’inno di Mameli. È l’arrivo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul palco principale, dopo aver sfilato tra i pontili e concesso selfie. Taglio del nastro, sembra il solito momento istituzionale e invece accanto alla premier c’è solo il presidente della Regione, Marco Bucci, e non viene invitata la sindaca. Preludio di campagna elettorale che fa rumore sui social mentre nella fiera si perde tra i motori e le vele delle oltre mille imbarcazioni che riempiono il waterfront.
Dopo anni rivedibili, oggi, giovedì primo settembre, il salone nautico si è presentato rinnovato. Poi rispetto alla cornice glamour della Costa Azzurra a Cannes poco più di due settimane fa, lo sfondo stavolta è con i cantieri nautici e navali. Si entra nella dimensione lavorativa del luxury mostrato al pubblico. La Sardegna, con il suo stand, alza la mano tra i big.
Le aziende sarde che operano nei settori della nautica devono correre veloci per aggiornarsi sui fronti dell’innovazione e dei rapporti con i mercati internazionali. È quello che emerge da un report appena elaborato dal Centro studi Cipnes-UniOlbia. Va in questo senso il piano di internazionalizzazione della nautica lanciato dalla Regione. In questo momento ci sono 116 imprese in tutta l’isola che si occupano di nautica, dalla produzione di componenti a quella di intere imbarcazioni e la parte di refit, cioè la manutenzione, preziosa per yacht e superyacht che navigano nel Mediterraneo. Secondo le cifre più aggiornate della banca dati Cribis, ammontano a 75 milioni di euro i ricavi dell’intero settore sardo. Le principali aziende che si occupano di creare e vendere barche e gommoni sono Novamarine, Maori, G-Tender e Cantiere navale marino a Olbia e Sea Water a Cagliari, e infatti sono qui in mostra di fronte al porto antico.
Eccetto la prima, una spa quotata in borsa, le altre imprese sono srl e la mappa sarda al momento ha tre grandi centri: la Gallura, dove sono concentrate 30 aziende, Cagliari con 24 e l’Ogliastra con 11. Arbatax è un polo prezioso che ha attirato marchi mondiali come Sanlorenzo e Ferretti. I loro capannoni valgono buona parte dei ricavi regionali totali. Porto Torres si prepara a diventare strategica sulla cantieristica navale.
Secondo il report Cipnes-UniOlbia, il fatturato del comparto è passato dai 56,4 milioni di euro del 2022 ai 65,5 milioni del 2024. Il binomio yacht e Sardegna è straordinariamente internazionale se si parla di turismo, tanto da arrivare agli eccessi di presenze nelle coste segnalati ad agosto. L’industria che sta nascendo, invece, sa parlare poche lingue. Solo 4 imprese sarde hanno un alto «score di internazionalizzazione», 57 hanno un livello medio-alto, 25 medio-basso e 17 basso. Occasioni come il Salone danno l’opportunità di affacciarsi a nuovi mercati, per ora quelli di riferimento rimangono Usa e Francia. La nautica isolana ha ancora una scarsa «attitudine digitale», 88 su 116 restano su una fascia bassa. E sull’innovazione, gran parte occupa la fascia di score più basso. Non è un caso che gli iscritti di Unica e Uniss a Olbia studino per diventare professionisti dell’innovazione di domani. Ma un domani che sia dietro l’angolo, è l’auspicio dai cantieri.
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