Biglietti aerei più cari nel 2027, aumenti fino al 20%: ecco come risparmiare
Carburante, guerre e rotte più lunghe spingono le tariffe. I consigli per spendere meno
Roma Volare potrebbe diventare sensibilmente più caro nel 2027. L'aumento dei costi del carburante, le rotte più lunghe imposte dalla chiusura di alcuni spazi aerei e le tensioni geopolitiche stanno aumentando le spese sostenute dalle compagnie. Le stime indicano possibili rincari medi dei biglietti nell'ordine del 10-15%, con punte che potrebbero arrivare intorno al 20% sui collegamenti maggiormente esposti all'aumento dei costi.
Come riferisce Il Messaggero, il quadro emerge da un'analisi sul trasporto aereo dell'adjunct professor Andrea Giuricin. La situazione internazionale, secondo lo studio, non rappresenta più un'emergenza temporanea ma un elemento strutturale con il quale il settore deve fare i conti. Dopo l'invasione russa dell'Ucraina e la chiusura dello spazio aereo russo ai vettori europei, giapponesi e coreani, numerosi voli tra Europa e Asia sono stati costretti a seguire percorsi più lunghi. Alle conseguenze della guerra si sono aggiunte le tensioni in Medio Oriente, con temporanee chiusure di aeroporti nella penisola arabica e le difficoltà legate allo stretto di Hormuz.
A pesare sui bilanci non è soltanto il prezzo del petrolio. Un ruolo importante è svolto anche dal cosiddetto crack spread, il differenziale tra il costo del greggio e quello dei prodotti raffinati. Se la capacità di raffinazione è sotto pressione, quindi, il prezzo del carburante per gli aerei può salire anche in assenza di nuovi record delle quotazioni petrolifere.
Gli effetti sarebbero già evidenti. Nel secondo trimestre del 2026, tra cinque grandi compagnie europee considerate nell'analisi, la spesa per il carburante è aumentata tra il 16 e il 46% rispetto allo stesso periodo del 2025. Una crescita avvenuta mentre l'offerta di voli è aumentata molto meno e, in alcuni casi, è perfino diminuita.
Per le compagnie le possibilità sono limitate: aumentare le tariffe per recuperare almeno una parte dei maggiori costi, ridurre i collegamenti meno redditizi oppure accettare margini più bassi. Quest'ultima soluzione potrebbe creare particolari difficoltà agli operatori più indebitati, fino a rendere necessarie ristrutturazioni finanziarie o, nei casi più critici, l'uscita dal mercato.
Gli aumenti, però, non dovrebbero essere uguali su tutte le rotte. A rischiare maggiormente sono i voli intercontinentali costretti a lunghe deviazioni e le tratte sulle quali la concorrenza tra vettori è più limitata. Anche il periodo scelto per viaggiare sarà determinante: durante festività, ponti e settimane di alta stagione le compagnie hanno maggiori possibilità di trasferire sui passeggeri l'incremento dei propri costi.
La domanda, intanto, resta forte. Negli aeroporti italiani i passeggeri sono passati da circa 53 milioni nel 1997 a oltre 194 milioni nel 2025 e per il 2026 la previsione supera quota 200 milioni. Dopo la frenata causata dalla pandemia, il traffico è tornato a crescere grazie soprattutto al turismo internazionale, alle compagnie low cost e a una maggiore connettività.
Proprio il numero elevato di persone disposte a viaggiare potrebbe rendere più semplice per le compagnie ritoccare verso l'alto i prezzi senza provocare un immediato calo della domanda. Il rischio è che biglietti più costosi finiscano però per incidere sulla mobilità delle famiglie e sulle destinazioni maggiormente dipendenti dal trasporto aereo.
Per chi deve partire, quindi, diventano ancora più importanti alcune accortezze: prenotare con largo anticipo, confrontare giorni diversi, valutare aeroporti alternativi ed evitare, quando possibile, i periodi di maggiore richiesta. Nel 2027 la flessibilità potrebbe fare una differenza ancora maggiore sul prezzo finale del viaggio.
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