La Nuova Sardegna

L’intervista

Il maschio perde il pelo, non la virilità: «L’epilazione totale non è più un tabù» – Il racconto dell’estetista di soli uomini

di Luigi Soriga
Il maschio perde il pelo, non la virilità: «L’epilazione totale non è più un tabù» – Il racconto dell’estetista di soli uomini

Nicoletta Lampis, cagliaritana, ha creato il Valle d’Aosta “Gentiluomo”: «Arrivano timidi, poi si rilassano e si affidano a noi». Il prossimo obiettivo: «Aprire un centro in Sardegna»

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Ci sono uomini che non devono chiedere mai. Poi arriva il momento della ceretta. E diventano timidi come bambini. Abbassano gli occhi. Balbettano. Sudano. Qualcun altro entra di nascosto, come se stesse per commettere adulterio. E invece vuole soltanto togliersi i peli. Magari proprio quelli. I più intimi. Gli ultimi baluardi della virilità. A raccogliere le confessioni di questa specie in evoluzione è Nicoletta Lampis, cagliaritana, fondatrice di Gentiluomo, un centro di estetica maschile in Valle d’Aosta. Ha inventato anche Uomologia, una pagina social dove parla di uomini, corpi, tabù e vergogne. Con molta ironia e senza troppi riguardi per il pudore. Uno dei suoi video più popolari affronta una questione che, evidentemente, tormenta il maschio italiano: «E se avessi un’erezione dall’estetista?». Un interrogativo filosofico. Il corpo che tradisce la mente. La volontà che perde il comando.

Cominciamo dall'inizio. Chi è il suo cliente tipo? Un narciso, un metrosexual che passa più tempo della moglie davanti allo specchio?

«Esattamente il contrario. Il nostro cliente tipo è quello che non ti aspetteresti mai. Un uomo che non ha mai fatto niente per se stesso. Arriva timido, imbarazzato, magari telefona prima oppure manda un messaggio. Qualcuno entra direttamente nel centro, abbassa gli occhi e comincia a mormorare».

Come un imputato davanti al giudice. E cosa confessa?

«Spesso non sa neppure cosa chiedere. Mi guarda e dice: fai tu! Ed è una cosa bellissima, perché significa che si affida completamente alla nostra professionalità».

Praticamente vi consegna le chiavi del proprio corpo.

«Noi diciamo sempre che siamo le carrozziere dell'uomo».

E quali sono i guasti più frequenti?

«Due soprattutto: i peli superflui e la pancetta. Ci sono uomini che a un certo punto non si riconoscono più, si sentono a disagio. Noi possiamo aiutarli a cominciare un percorso di maggiore attenzione a se stessi. Ma non siamo Vanna Marchi, non abbiamo la magia scioglipancia».

Passiamo ai peli. Anche il maschio italiano ha dichiarato guerra?

«In realtà moltissimi uomini si depilano già da anni, soltanto che lo fanno da soli, di nascosto, con la lametta. Poi si stancano. La ricrescita punge. E così decidono di rivolgersi a noi».

Dove comincia e dove finisce questa battaglia?

«Dipende. Trattiamo schiena, spalle, petto, gambe, orecchie, naso, collo. Ma uno dei servizi che ci contraddistingue è l'epilazione intima integrale maschile».

Integrale significa proprio integrale? Nessuna zona franca?

«Esattamente. Nei centri estetici tradizionali spesso si arriva soltanto fino a un certo punto. Noi invece offriamo anche questo trattamento, con tecniche specifiche e grande attenzione alla persona».

E chi sono questi coraggiosi? Ragazzini che imitano i gli influencer?

«Macché. Il nostro pubblico parte soprattutto dai trent'anni, ma abbiamo tanti clienti di quaranta, cinquanta, sessant’anni e oltre. I giovani sono pochi. Credo anche per una questione economica: a una certa età si diventa più consapevoli e si decide di investire su se stessi».

Ma perché un uomo dovrebbe volersi depilare proprio lì? Per moda, vanità, desiderio di seduzione?

«C'è chi lo fa per l'intimità, chi per il piacere della compagna, chi per comodità. Tanti sportivi, soprattutto ciclisti, perché i peli possono creare fastidio con il sellino. Altri hanno problemi di peli incarniti e irritazioni. I motivi sono davvero tanti».

E la moglie lo sa?

«Non sempre. Ci sono uomini che vengono di nascosto. C’è chi racconta che la moglie non lo sa perché non capirebbe».

Si condividono il mutuo, i figli, il conto corrente, ma non la ceretta.

«Succede davvero! Alcuni uomini hanno ancora paura di essere giudicati. Pensano che prendersi cura del corpo possa farli apparire meno virili. E così preferiscono non raccontarlo».

Arriviamo al grande terrore maschile. Quello che lei ha affrontato in un video virale: l'erezione dall'estetista.

«È una paura molto diffusa. Gli uomini temono che il corpo possa reagire involontariamente durante un trattamento e hanno paura di essere fraintesi, di mancare di rispetto, di metterci in imbarazzo».

Insomma, il cervello ordina di stare tranquilli e il resto del corpo potrebbe sabotare autonomamente.

«Esatto. Ma è una reazione fisiologica che può verificarsi senza alcuna intenzione sessuale. Io faccio sempre un paragone: quando sono imbarazzata divento rossa. Non vorrei, ma succede. E più ci penso, più rischio di arrossire. Per gli uomini può accadere una roba simile».

Ma nella pratica succede spesso?

«Rarissimamente. In due anni possiamo contare sulle dita di una mano le volte in cui è capitato. Anche perché un'epilazione intima non è una passeggiata».

Come fate a evitare che il cliente si senta in imbarazzo?

«Prima di tutto non lo lasciamo mai completamente nudo. Indossa uno slip monouso che spostiamo soltanto nella zona interessata. È una questione di tatto, di eleganza, di rispetto. Poi chiacchieriamo, scherziamo, cerchiamo di creare un clima rilassato».

C'è chi riesce davvero a rilassarsi mentre gli fate la ceretta proprio lì?

«Abbiamo avuto un cliente che si è guardato le Olimpiadi durante l'epilazione intima».

Veniamo al dolore. La ceretta sulle parti intime è una tortura medievale oppure si sopravvive?

«Si sopravvive benissimo! Non è una ginocchiata. Qui parliamo di uno strappo superficiale con una cera più delicata, che dura un secondo. Tra l'altro, in alcune zone intime il pelo è sottile. Può fare molto più male la ceretta sul petto».

E quando strappate, rimane tutto al suo posto?

«Ma certo! Non togliamo niente! Non vogliamo tenerci alcun souvenir».

Ma il laser non sarebbe più comodo?

«Lo utilizziamo su molte zone del corpo, ma abbiamo scelto di non usarlo sulla pelle dello scroto. In assenza di certezze sufficienti per il nostro protocollo, preferiamo utilizzare la ceretta».

Ma come le è venuta l'idea di occuparsi esclusivamente di uomini?

«Credo che tutto sia cominciato da mio padre. È un uomo sardo, classe 1952, ex poliziotto. Ogni mattina ha il suo rituale: barba, unghie in ordine, cura dell'aspetto. Per lui è anche una forma di rispetto verso gli altri. Quindi sono cresciuta considerando normalissimo che un uomo si prendesse cura di sé».

Poi ha frequentato la scuola di estetica. E lì ha incontrato una specie rara.

«Sì! Avevamo un compagno di corso uomo. Era una cosa talmente insolita che ancora oggi mi fa riflettere. Non esiste neppure una parola comunemente usata per indicare l'estetista maschio. Io vorrei chiamarlo estetisto».

E adesso un uomo cosa trova da voi di tanto speciale?

«Un trattamento che considera adatto alle proprie esigenze, ma soprattutto un ambiente dove si sente ascoltato, capito, a proprio agio. È questo che spesso manca agli uomini».

E una volta conquistata la fiducia, che succede?

«Succede che cominciano a scoprire tutto il resto. Arrivano per l'epilazione e poi provano la pulizia del viso, la pedicure, i massaggi. Alla fine si regalano un pomeriggio di benessere».

Avete clienti sardi? Persone che arrivano da fuori regione?

«Sì. Vengono da Milano, Torino e altre città. Abbiamo un cliente che arriva dal Trentino-Alto Adige e percorre 1.200 chilometri una volta al mese».

A questo punto manca solo una cosa: riportare Gentiluomo a casa. Ha mai pensato di aprire anche in Sardegna? «Assolutamente sì, è un progetto che abbiamo in mente. Anche perché i sardi mi contattano spessissimo. Mi riconoscono subito dall’accento, mi scrivono, mi chiedono dove siamo e quando scoprono che il centro è in Valle d’Aosta la domanda è sempre la stessa: ma quando apri in Sardegna? C’è davvero tanta curiosità e molti mi dicono che non vedrebbero l’ora di avere un centro come il nostro sull’isola. Quindi sì, l’intenzione di espandere Gentiluomo in Sardegna c’è».

Insomma, dopo aver convinto i valdostani, vuole affrontare la prova definitiva: convincere il maschio sardo a consegnarsi alla ceretta.

«Secondo me è molto più pronto di quanto immaginiamo!»

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