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Il caso

Garlasco, 19 anni dopo spunta un altro esame del Ris «negativo» sconosciuto alla Procura – Ecco qual è

Garlasco, 19 anni dopo spunta un altro esame del Ris «negativo» sconosciuto alla Procura – Ecco qual è

Sia il pubblico ministero che le parti hanno mai saputo dell’esecuzione del test: non finì mai nel fascicolo processuale

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Un nuovo esame non noto spunta dalle carte dei Ris relative al caso Garlasco. Emerge un nuovo particolare di cui non si sapeva nulla. Lo riporta La Stampa: «l Ris sapeva che sui pedali della bici di Alberto Stasi non c’era il sangue di Chiara Poggi. Di nascosto, il 19 settembre 2007, forse prima ancora delle due contro analisi che escludevano la presenza di Dna, l’allora capitano Alberto Marino, consulente della procura di Vigevano, aveva smontato i pedali ed eseguito in segreto un test specifico in grado di accertarlo: l’Obti». Ma l’esito – riporta l’articolo del quotidiano – «era stato negativo: non c’era sangue della vittima. Né la pm – che quattro giorni dopo firmò il fermo dell’allora 24enne per il presunto sangue sui pedali – né le parti hanno mai saputo dell’esecuzione di questo test».

La notizia viene riportata anche dal Corriere della Sera: il 19 settembre 2007, «come riporta un foglio di appunti scritto dall’allora consulente del pm, Marino, il pedale della bici di Alberto Stasi “con vite sinistrorsa con almeno una traccia bruna su un tacchetto” è stato sottoposto all’Obti test con esito negativo. Un dato mai apparso in nessuna relazione e di cui mai si era parlato prima, anche informalmente. Nel tardo pomeriggio di quel giorno, Marino farà su quel campione — che il giorno prima aveva evidenziato 2,78 nanogrammi del dna di Chiara Poggi — due controanalisi con esito negativo. Anche quei risultati però non saranno mai messi agli atti e della loro esistenza si scoprirà solo con la recente analisi dei 'dati grezzi'".

Secondo il quotidiano "a far insospettire chi indaga ci sono altri due aspetti. Il 25 settembre (mentre Stasi è ancora in carcere in attesa di convalida) Matteo Fabbri, consulente della difesa, chiede a verbale che “venga effettuata una diagnosi di specie, tipo Obti test, sulle tracce rinvenute sui pedali”. Il capitano Marino (che firma il documento) «prende atto» ma scrive che non effettuerà quell’analisi procedendo alla ricerca del Dna su una nuova traccia nel frattempo prelevata dai pedali (anche questa sarà negativa al test genetico). Mentre due anni più tardi, quando Stasi è a processo (sarà assolto), sempre Marino 'consiglia' al perito del Tribunale, Carlo Robino, di non procedere con il "test immunologico2, come l’Obti, perché il campione è esiguo". "Coincidenze – spiega ancora Il Corriere della Sera – che adesso vengono lette con una luce del tutto diversa. Specie dopo la conferma che era stato Marino a dare ordine di distruggere i reperti di Garlasco conservati al Ris nel settembre 2016, appena nominato comandante della sezione di Biologia.

Il comandante Donghi ha scritto alla procura di Pavia che si trattava di campioni intermedi e che non potevano essere conservati in eterno (i giudici ne ordineranno la distruzione 6 anni dopo). Ma in una relazione interna (trovata ora dai pm), Donghi aveva invece riportato che quell’ordine era arrivato in autonomia da Marino. Agli atti anche alcune mail dove l’ex comandante Luciano Garofano spronava un carabiniere affinché «adombrasse una misura (con tutte le cautele del caso)» delle famose impronte di scarpa del killer nel sangue: «Sarebbe auspicabile».

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