Influenza, primi casi in Italia: chi deve vaccinarsi e quando conviene farlo
Con l’arrivo del fresco aumentano le infezioni respiratorie. La Simit prevede una stagione nella media, con il picco possibile tra gennaio e febbraio
I primi casi di influenza cominciano a comparire anche in Italia. Il calo delle temperature ha fatto salire, per ora solo leggermente, la curva delle infezioni respiratorie. Ma dagli infettivologi non arrivano segnali di allarme: la stagione dovrebbe essere sostanzialmente in linea con quelle degli ultimi anni.
«Ci aspettiamo una stagione nella media», spiega Cristina Mussini, presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e direttrice della clinica di Malattie infettive del Policlinico universitario di Modena, intervistata dalla Repubblica. I sintomi saranno quelli consueti: febbre anche alta, spossatezza, dolori e problemi alle vie respiratorie. Al momento non si prevedono forme più aggressive del solito.
Le previsioni si basano anche su quanto accaduto nell’emisfero sud, che sta uscendo dall’inverno. Proprio i virus circolati nei mesi precedenti, soprattutto in Australia, vengono utilizzati ogni anno per stabilire la composizione dei vaccini destinati all’emisfero nord.
Dall’inizio di ottobre stanno partendo nelle Regioni le campagne vaccinali. Quest’anno sono disponibili nove diversi tipi di vaccino contro l’influenza. Alcune formulazioni in spray sono utilizzate soprattutto nei bambini, mentre quelle potenziate sono indicate in particolare per gli anziani. Sarà il medico a valutare quale sia la soluzione più adatta.
Secondo Mussini, però, non c’è necessariamente bisogno di vaccinarsi con grande anticipo. Negli ultimi anni il picco dell’influenza si è infatti spostato più avanti e la maggior parte dei casi potrebbe concentrarsi tra gennaio e febbraio invece che già a dicembre.
Aspettare qualche settimana può quindi aiutare a mantenere una buona protezione anche nei primi mesi del 2027. L’obiettivo resta comunque ridurre il più possibile la circolazione del virus.
Il ministero della Salute raccomanda la vaccinazione, gratuita, soprattutto agli over 60, ai bambini tra sei mesi e sei anni, alle donne in gravidanza e alle persone con patologie che aumentano il rischio di complicanze. Tra queste rientrano, fra le altre, asma grave, Bpco, cardiopatie, diabete, obesità, tumori, Hiv e altre condizioni di immunosoppressione.
Il vaccino è raccomandato anche a chi assiste persone fragili e a chi, per lavoro, può entrare in contatto con soggetti vulnerabili, a partire dal personale sanitario. Per la circolazione dell’influenza aviaria viene inoltre consigliato, ed è gratuito, per chi lavora a contatto con gli animali.
Indicazioni analoghe valgono per il vaccino anti-Covid aggiornato alla variante Xfg. Intanto la ricerca continua. Negli Stati Uniti è stato approvato il primo vaccino antinfluenzale a Rna, basato sulla tecnologia utilizzata per il Covid, che potrebbe arrivare in Italia il prossimo anno. È allo studio anche un vaccino combinato contro influenza e coronavirus. E negli ospedali non circola soltanto l’influenza. Dopo un lieve aumento dei casi di Covid a fine estate, i tamponi continuano a rilevare anche altri virus respiratori capaci di provocare polmoniti importanti.
Tra questi ci sono il virus respiratorio sinciziale, non limitato ai soli bambini come si pensava in passato, e il metapneumovirus, per il quale non esiste ancora un vaccino. L’abitudine ai test acquisita durante la pandemia ha consentito di misurare meglio il peso di questi virus nelle forme respiratorie più gravi.
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