Terremoto nelle Marche, maxi inchiesta anti mafia sulla ricostruzione: 8 arresti, sequestri per 57 milioni
Scoperto un piano di infiltrazione della criminalità organizzata nei cantieri: le mani di 'Ndrangheta e Casalesi negli appalti
Terremoto e corruzione nelle Marche, secondo una maxi-operazione antimafia guidata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Ancona ci sarebbero le mani di 'Ndrangheta e Casalesi sulla ricostruzione.
L’inchiesta ha svelato un sistematico piano di infiltrazione della criminalità organizzata nei cantieri della ricostruzione post-sisma 2016 e un ramificato comitato d'affari capace di spartirsi appalti pubblici nella sanità, nell'edilizia universitaria e studentesca per oltre 150 milioni di euro.
I finanzieri del Comando Provinciale di Ancona hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare emessa il 12 ottobre 2026 dal Gip del Tribunale dorico in 13 province italiane (tra cui Ancona, Roma, Napoli, Caserta, Reggio Calabria, Modena e Treviso). Il bilancio provvisorio dell'inchiesta, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria (G.I.C.O.) di Ancona sotto il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, conta 51 persone indagate, 17 società coinvolte, 8 arresti in carcere e il sequestro di beni per oltre 57 milioni di euro, oltre al blocco impeditivo di 3 aziende. Più di 50 le perquisizioni condotte a carico di colletti bianchi, enti pubblici, professionisti e imprenditori.
I tre filoni dell'inchiesta L'indagine della Guardia di Finanza si è mossa lungo tre macro-direttrici collegate tra loro, che uniscono il riciclaggio della criminalità organizzata calabrese e campana alle condotte corruttive nella Pubblica Amministrazione marchigiana.
L'«imprenditore-Cerniera» e i legami con i Clan
Al centro del secondo e imponente filone emerge la figura di E.C., descritto dagli inquirenti come un vero e proprio "imprenditore-cerniera" capace di fare da ponte tra l'economia legale e le consorterie mafiose. Sfruttando una posizione monopolistica, E.C. incassava i fondi pubblici del cosiddetto "SAL 0" (l'anticipo del 20% sui contratti di ricostruzione privata garantiti dallo Stato tramite Cassa Depositi e Prestiti) per poi redistribuire i lavori, tramite subappalti fittizi di manodopera, a soggetti colpiti da interdittive antimafia.
Tra i beneficiari dei subappalti figurano due distinte matrici criminali: la pista calabrese faceva capo a V.C., imprenditore edile stabilito a Sassoferrato dagli anni '90, legato a doppio filo alle cosche reggine degli Avignone (Taurianova/Cittanova) e Crea di Rizziconi (già nota alle cronache marchigiane per l'omicidio Bruzzese a Pesaro nel 2018). Le ditte di V. C. drenavano denaro pubblico immettendolo in un circuito di false fatturazioni da 8 milioni di euro, poi retrocesso in contanti ai clan calabresi.
La pista camorristica coinvolgeva imprese intestate a prestanome ma riconducibili a G.D. (già condannato per associazione mafiosa), R.D. e A.E., soggetti contigui alla fazione del boss Michele Zagaria del clan dei Casalesi, specializzata nell'infiltrazione dei mercati economici. Gli operatori campani avevano trasferito in blocco i propri interessi dalla Toscana alle Marche per cannibalizzare i fondi della ricostruzione.
Tangenti in Regione e lo scandalo dello studentato
Il terzo filone getta un’ombra sui palazzi istituzionali delle Marche. Gli accertamenti sul network di E.C. hanno disvelato un comitato d'affari (composto tra gli altri da A.C. e A.E.) che pilotava bandi e finanziamenti. Lo snodo cruciale era rappresentato da F.P., dirigente con un incarico amministrativo apicale nella Regione Marche. Secondo l'accusa, F.P. vendeva informazioni riservate e orientava i centri decisionali, venendo remunerato con una tangente da 105.000 euro (60.000 in contanti e 45.000 sotto forma di lavori di ristrutturazione edilizia nella sua proprietà).
La massima espressione di questo accordo corruttivo ha riguardato l'acquisto e il restauro di un ex monastero lesionato dal sisma a Macerata da destinare a studentato universitario dell'ERDIS Marche. Il sodalizio ha intascato una mazzetta da 250.000 euro dai vecchi proprietari per far acquistare l'immobile a ERDIS (pagato originariamente 2 milioni e rivenduto nel 2024 a oltre 3,3 milioni). Successivamente, l'edificio è stato ammesso a finanziamenti del MUR e dell'Ufficio Speciale Ricostruzione per 12 milioni di euro: l'appalto da 6 milioni è finito nelle mani di E.C., che avrebbe subappaltato i lavori alla 'ndrangheta promettendo un ulteriore 2% di ritorno al comitato d'affari. Le dimissioni dal ruolo pubblico di F.P. hanno bloccato sul nascere altre tre maxi-operazioni in programma: la ristrutturazione di un ex immobile militare ad Ancona (6 milioni), l'accreditamento di una RSA a Rapagnano (FM) e il rinnovo ventennale (fino al 2037) del servizio energia per l'ospedale Torrette di Ancona a favore di una ditta piacentina.
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