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Armi per le bande criminali, nell’isola è allerta massima: si temono nuovi assalti ai portavalori – L’allarme

di Claudio Zoccheddu
Armi per le bande criminali, nell’isola è allerta massima: si temono nuovi assalti ai portavalori – L’allarme

Controlli nelle strade e verifiche estese approfondite su tutto il territorio

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Sassari L’allarme era scattato dopo il clamoroso assalto all’armeria di Sardara del 17 ottobre: allerta massima sulle strade, verifiche estese e approfondite su tutto il territorio, controlli per prevenire altri furti d’armi e, ovviamente, per evitare nuovi assalti ai portavalori, la specialità della mala made in Sardegna. Il capitolo “verifiche e controlli” aperto dalla Direzione distrettuale antimafia di Cagliari ha avuto il suo prologo già ieri,28 ottobre, con il sequestro di un piccolo arsenale ritrovato nel centro di Orgosolo. Le prime sensazioni sono state confermate dopo il blitz, con la polizia che ha messo le mani su quello che potrebbe sembrare il perfetto kit da assalto ai blindati: sei fucili, di cui tre semiautomatici, dieci candelotti di dinamite ad alto potenziale e otto detonatori. Considerato il modus operandi delle bande che hanno rapinato i blindati, mancherebbero solo i giubbotti antiproiettile. Una tessera quasi insignificante nel puzzle degli assalti che, questa volta, sembra essersi allontanato dal sistema che prevede la banda sarda armata da camorra o ’ndrangheta.

L’allerta

L’operazione di Orgosolo è il segno evidente di come il sistema di allerta stia progredendo verso il livello massimo. E non potrebbe essere altrimenti perché l’assalto all’armeria di Sardara è stato il più classico dei campanelli d’allarme e il valore, inteso come potenza di fuoco, è di quelli da non sottovalutare. Per quanto non sia stata chiarita l’esatta dimensione del furto, ancora sospesa tra i venti e trenta fucili, di cui alcuni automatici, e almeno una pistola, è evidente che le armi siano state rubate per essere vebdute o utilizzate nei circuiti della malavita. E il fatto che fosse un arsenale perfetto per una banda armata in stile “rapina al portavalori” non poteva che produrre una pronta reazione delle forze dell’ordine. C’è poi un precedente che, per quanto datato e decisamente più eclatante, non può essere sottovalutato. Il colpo al deposito munizioni dell’Esercito a Campo Mela del 1997 aveva rifornito la malavita sarda per anni, circolando nel mercato clandestino aperto tra il Sassarese e l’Ogliastra. L’ultimo sequestro è del febbraio 2019, quando la polizia di Olbia aveva ritrovato in un terreno in Ogliastra circa 60 mine antiuomo sottratte proprio dal deposito di Cargeghe. Ora che le armi non mancano, l’arroganza delle bande armate sarde potrebbe riprendere vigore.

Il traffico d’armi

L’assalto di Sardara ha aperto anche una nuova strada per la e indagini sulla criminalità isolana. Secondo gli ultimi report, le armi venivano spesso fornite da contatti continentali, in particolare dalla camorra e da altre organizzazioni criminali della Corsica. Le indagini della Dda avevano dimostrato che non si trattava di forniture sporadiche: esiste un flusso costante di materiali, coordinato con i traffici di droga, che rende la Sardegna non solo un luogo di transito ma anche un hub operativo per pianificare colpi, trasporti e stoccaggio di armi da guerra e mezzi pesanti, integrando le reti locali con le mafie continentali. Il colpo di Sardara dimostra che i canali di approvvigionamento delle armi possono essere anche altri e possono prescindere dalla collaborazione con la criminalità organizzata della Penisola. 

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