Assumere nell’isola costa più che nel resto d’Europa: per 24mila euro annui in busta paga un’azienda ne paga 43mila – I dati
Tomasi e Porcu della Cna: «Basta con gli incentivi, servono soluzioni strutturali»
Sassari Quarantatremila euro per assumere un giovane, 24mila quelli che finiscono davvero nelle sue tasche. In mezzo c’è un abisso fatto di tasse, contributi e accantonamenti. È la fotografia scattata dalla Cna Sardegna con una simulazione sul lavoro giovanile cucita su misura per il tessuto produttivo dell’isola: una piccola impresa con cinque addetti che assume a tempo indeterminato un venticinquenne, single e senza figli. Il calcolo guarda al costo “a regime”, quando gli incentivi all’assunzione sono ormai esauriti, e mette insieme retribuzione, imposte, contributi previdenziali e trattamento di fine rapporto.
Il risultato è presto detto: per ogni 100 euro netti in busta paga, l’azienda ne sborsa più di 180. La proporzione diventa ancora più amara se si allarga lo sguardo all’Europa. Per garantire gli stessi 100 euro netti, un’impresa tedesca ne spende 178, una portoghese 171, una spagnola 170, una francese 166. In Irlanda ne bastano appena 127.
Tradotto in cifre annue, assicurare a un giovane 24mila euro netti costa circa 43.500 euro in Italia, 42.800 in Germania, 41.100 in Portogallo, 40.700 in Spagna e 39.900 in Francia. Poi c’è l'Irlanda, che fa storia a sé: circa 30.400 euro, ben 13.100 in meno rispetto a noi.
Se l’orizzonte si allunga a cinque anni, i numeri si fanno ancora più pesanti. Con uno stipendio fermo a 24mila euro netti e sfruttando fino in fondo l’agevolazione biennale, l'impresa arriva a spendere oltre 200mila euro. Il giovane, nello stesso periodo, ne incassa 120mila. C’è poi un passaggio delicato, cioè il momento in cui il bonus si spegne. Ipotizzando un esonero contributivo di 6mila euro l’anno per i primi due anni, il costo per l’azienda sale da circa 37.500 a oltre 43.500 euro non appena l'incentivo scade. Un balzo del 16 per cento, senza che al lavoratore arrivi un euro in più.
Altrove, osserva la Cna, si è scelta un’altra strada. In Francia la riduzione dei contributi a carico del datore di lavoro è strutturale e decrescente, e può accompagnare il rapporto anche dopo l’assunzione. Il Portogallo punta sulla leva fiscale con l'IRS Jovem, che prevede agevolazioni per i giovani fino a 35 anni. L'Irlanda, invece, sta introducendo gradualmente MyFutureFund, un fondo pensionistico integrativo. Strumenti diversi, con un obiettivo comune: rendere meno salato il primo contratto.
«Il punto - dichiarano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale di Cna -, non è solo quanto costa un giovane, ma cosa accade quando l’incentivo finisce: un aumento del 16% del costo, senza che la retribuzione cresca di un euro, è uno scalino che un’impresa di cinque addetti fatica ad assorbire. Condividiamo la posizione del presidente nazionale Dario Costantini: serve superare la logica degli incentivi temporanei e costruire strumenti stabili e prevedibili, come quelli che altri Paesi europei hanno già adottato». Per questo, concludono Tomasi e Porcu, «chiediamo una riduzione strutturale e graduale del costo del lavoro giovanile. Il successo delle politiche per l'occupazione si misura dalla capacità di trasformare i contratti in lavoro stabile e duraturo».
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