Pecorino Romano, la sfida di Trump sul nome: cosa rischia la Sardegna
Washington difende l’uso di «pecorino» e «romano» per i formaggi americani. Nell’isola nasce il 95% della produzione Dop: in gioco identità e valore della filiera
Sassari La battaglia americana sui nomi dei formaggi tocca da vicino il Pecorino Romano e la Sardegna, dove si concentra circa il 95% della produzione Dop. L’amministrazione di Donald Trump punta a garantire ai produttori statunitensi l’uso sui mercati esteri dei termini «pecorino» e «romano», considerati nomi comuni. Per la filiera sarda il rischio è una concorrenza che può rendere più difficile distinguere e valorizzare il prodotto certificato.
La questione riguarda il legame fra un alimento e il territorio dal quale proviene. Il Pecorino Romano Dop deve rispettare un disciplinare e può essere prodotto in Sardegna, nel Lazio e nella provincia di Grosseto. Trattare come generici i termini che ne compongono il nome significa invece consentirne l’utilizzo per identificare tipologie di formaggio realizzate anche altrove.
Una distinzione è essenziale: negli elenchi americani «pecorino» e «romano» compaiono separatamente. La protezione europea della denominazione completa Pecorino Romano rimane in vigore. Lo scontro si gioca soprattutto sul riconoscimento e sulla difesa dei nomi nei Paesi esterni all’Unione.
Un caso concreto è l’accordo commerciale firmato il 5 febbraio fra Stati Uniti e Argentina. Buenos Aires si impegna a non limitare l’accesso dei prodotti americani per il solo impiego dei termini elencati nell’intesa. Oltre a pecorino e romano, figurano Asiago, Gorgonzola, Fontina, Parmesan e Provolone.
L’Argentina partecipa però anche all’accordo Ue-Mercosur, che prevede la tutela di numerose indicazioni geografiche europee. La compatibilità fra questi impegni è stata sollevata anche al Parlamento europeo: il nodo è come assicurare la protezione delle produzioni certificate quando altri accordi garantiscono l’utilizzo dei medesimi termini.
La strategia statunitense passa inoltre dal Congresso. Le disposizioni del SAFETY Act, inserite nei testi di riforma agricola del Farm Bill, puntano a impegnare il governo americano nella negoziazione di garanzie sull’uso dei nomi comuni all’estero. A sostenerle è anche il Consortium for Common Food Names, organizzazione che rappresenta gli interessi dei produttori utilizzatori di queste denominazioni.
Per la Sardegna la posta in gioco riguarda allevamenti, cooperative e caseifici. Difendere la riconoscibilità del Pecorino Romano significa tutelare il valore di una produzione fortemente radicata nell’isola e la possibilità di farla distinguere sui mercati internazionali dai formaggi che ne richiamano il nome.
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