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Il liceo classico perde iscritti: «Anche all’Azuni meno studenti, ma l’educazione al bello non smette di esserci utile»

di Paolo Ardovino
Il liceo classico perde iscritti: «Anche all’Azuni meno studenti, ma l’educazione al bello non smette di esserci utile»

Antonio Deroma è stato studente, insegnante e ora è preside della scuola di Sassari, Nicola Cadoni difende i classicisti: «Resistiamo alla società che ci vuole veloci»

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Sassari «Siamo diventati una riserva indiana», scherza Nicola Cadoni. Classicista, professore di Greco e Latino al liceo Azuni, allievo del filologo Franco Montanari («quello del vocabolario»), reduce dalle traduzioni delle commedie di Aristofane nientemeno che per il Teatro greco di Siracusa. «Il liceo Classico, le sue vendette, se le prende dopo». L’anatema è stato lanciato. «Durante gli studi è difficile capire perché sto traducendo un verbo greco che vuol dire dieci cose diverse. Ma dopo nessuno si è mai pentito, anzi. Avere davanti un testo, ammirarlo, tradurlo, criticarlo, significa cercare ancora di comunicare quanto sia importante la curiosità e prendersi il proprio tempo per fare bene le cose. Attorno invece ci fanno credere di poter ottenere tutto con un clic. Così finiamo per allevare degli zombie incolpevoli».

A sorpresa, nel mondo veloce che non ha tempo per niente, l’ultimo premio Nobel per la letteratura lo ha vinto Anne Carson, la poetessa-classicista. Ma anche la studiosa che per farsi conoscere al grande pubblico ha dovuto ridurre le sue poesie in frammenti, mediare i classici con traduzioni pop, comparare Elena di Troia e Marilyn Monroe. E se le vendite dell’Odissea sono aumentate, è solo perché Christopher Nolan ne ha fatto una trasposizione tutta effetti speciali e star di Hollywood. Altro che Omero.

«Si parla di soglia dell’attenzione più bassa e quindi più difficoltà ad affrontare certi studi, io penso che sia sempre più facile attribuirlo ai giovani. È un fenomeno trasversale, riguarda anche me cinquantenne, ma è più facile parlare dei ragazzi distratti dal telefono. Alcuni di loro sono in grado di fare e di pensare cose che non ci saremmo neanche immaginati prima». Quindi qual è il problema? «Il liceo Classico è stato preso di mira dalle istituzioni»: sentenzia il docente sassarese come farebbe Seneca nei suoi giorni migliori. Ce l’ha contro il Mim, il ministero dell’Istruzione e del merito che sembra aver concentrato i suoi sforzi sui percorsi votati all’occupazione immediata o alla formazione post diploma, cruciali per seguire lo sviluppo dell’economia del Paese. «Sì, però in pratica, siamo passati dalla condizione di scegliere, a quella di essere scelti. Se alla scuola si sottrae tempo e risorse, gli studenti lo subiscono», riflette Cadoni, che racconta di un Azuni che nei primi Duemila contava oltre mille alunni e tutti del Classico, ora ne ha perso qualche centinaia e con due indirizzi in più, Musicale e Coreutico.

Antonio Deroma spiega che fino a pochi anni fa, nel liceo Classico per antonomasia in Sardegna, si arrivava alla sezione H. Oggi le classi sono dimezzate, quest’anno se ne sono formate quattro, molto meno numerose. «Dal mio punto di vista, è dovuto a una maggiore incertezza sul futuro e una minore consapevolezza dei possibili sbocchi professionali», spiega Deroma, azuniano doc. Nel liceo di Sassari ha studiato, poi per anni ci ha insegnato e da cinque è diventato dirigente. Ai giovani, adesso, «viene mostrato un futuro dove le professioni sono cambiate, incide anche l’idea di chiudere l’obbligo scolastico in maniera, posso dirlo?, più semplice. Senza nulla togliere ad altri corsi di studio». Ma è un trend non solo della Sardegna, poco più del 5% è anche la percentuale nazionale di nuovi iscritti al liceo dove si studia Latino e Greco. «Si parla di questa grande necessità di tecnici che fa sì che la popolazione si convinca della poca utilità di studi umanistici». Preside, sotto sotto è così. «Non proprio», dice Deroma e cita lo storico della letteratura Nuccio Ordine con il titolo “L’utilità dell’inutile”: «Bisognerebbe convincere un ragazzo proprio di questo. Che Greco, Latino e Filosofia sono ciò che maggiormente servirà in futuro per sapersi occupare di etica o legislazione. Oltre al fatto, fammelo dire – prego –, che forniscono l’educazione al bello. Siamo il Paese più bello del mondo, ma non saremo in grado nemmeno di riconoscerlo come tale».

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