Il Texas e la guerra dei data center – VIDEO
L’intelligenza artificiale ma non sotto casa: così la vittoria dei Dem alle Midterm scuote Wall Street
La scossa che fa paura ai mercati è partita da Austin e si lega al timore sui data center. Martedì, nel voto di Midterm, Gina Hinojosa ha battuto il governatore repubblicano Greg Abbott con il 52,85% dei voti, riportando i democratici alla guida del Texas dopo oltre trent’anni al termine di una campagna incentrata sullo stop ai data center. Wall Street ha presentato il conto: S&P 500 a -4,4%, la peggiore seduta dall'aprile 2025, Nasdaq a -5,5%, Dow Jones giù di 1.833 punti. L'indice dei semiconduttori di Filadelfia ha ceduto il 12%, Amd il 17,3%, Nvidia circa il 9%. Ovvero, sono andati in fumo fino a tre mila miliardi di dollari.
Per capire perché tanto panico per un governatore bisogna partire dal fatto che il Texas vale il 27% dei gigawatt di data center pianificati negli Stati Uniti - secondo le stime di Wells Fargo - e quasi il 30% della capacità attesa nel 2028. Questo significa superare la Virginia come primo mercato mondiale entro il 2030. Terreni a basso costo, energia abbondante e una rete elettrica autonoma sono alla base del progetto "Stargate" di Abilene. Le richieste di allaccio al gestore della rete, Ercot, superano i 400 gigawatt. Un fiume di energia, decisiva per l’Intelligenza artificiale. La sfida con Pechino passa da qui. Gli Stati Uniti hanno ancora un vantaggio netto: 5.427 data center contro 449, secondo l'AI Index di Stanford. Ma il collo di bottiglia è l'elettricità: proprio ciò che il Texas offre.
La Cina ha meno chip avanzati ma corre sull'energia: BloombergNEF stima che nei prossimi cinque anni aggiungerà oltre sei volte la capacità di generazione americana e i suoi data center passeranno da 32 a più di 60 gigawatt entro il 2030. Il segretario all'Interno Usa, Doug Burgum, paragona la possibile moratoria texana a una "bandiera della resa" davanti alla Cina. Hinojosa respinge l'etichetta di nemica dell'industria. "Non odio i data center" assicura alla tv Cnn ma promette un blocco di tutte le approvazionai finché il Parlamento statale non avrà varato tutele su acqua, bollette e voce delle comunità locali, oltre alla fine degli sgravi fiscali. Si insedierà il 19 gennaio, con la Camera texana in mano ai democratici e il Senato statale che dovrebbe restare repubblicano. Il congelamento, del resto, non nasce con lei: da agosto il predecessore Abbott aveva sospeso allacci e permessi per una "pausa elettorale".
Dunque, sono a rischio 13,3 gigawatt di progetti annunciati. Morgan Stanley avverte: la vittoria democratica in Texas è "il risultato più importante" per il futuro del settore dei data center, volano della rivoluzione digitale che traina la crescita del pil negli Stati Uniti. Il timore va, dunque, ben oltre il Texas. I democratici hanno conquistato Camera e Senato e strappato ai repubblicani anche Ohio, Georgia, Nevada e Iowa. Goldman Sachs prevede che, da gennaio, gli Stati guidati da democratici favorevoli alle moratorie concentreranno il 45% della capacità pianificata. Il senatore socialista Bernie Sanders guida l’offensiva: "Moratoria nazionale sui data center, ora". Kyle Rodda, analista di Capital.com, spiega che gli investitori temono "cosa può significare un Congresso democratico per la regolazione tech e per l'intero boom dell'IA". David Busch, di Trajan Wealth, risponde così: "Una reazione contro la costruzione di data center in tutto il Paese", con conseguenze negative a pioggia, a cominciare dal commercio sull'IA. Dietro a tutto ciò c'è un cambio d'umore profondo nella popolazione: circa tre elettori su quattro si oppongono a un nuovo data center nella propria comunità e le restrizioni sono passate in 44 dei 45 referendum locali. I data center, riassume "Optimal Advisory", sono diventati "una sorta di paria" fino al punto da dedurre che il voto è stato "più un referendum sull'IA che su Trump".
La posta in palio è enorme: Goldman Sachs stima a circa 7600 miliardi di dollari gli investimenti legati all'IA fra il 2026 e il 2031. Trump attribuisce il crollo dei mercati ai “Dumocrats” e ribadisce che i data center “sono ORO”. Da tempo li presenta come una questione di sicurezza nazionale e, molti analisti a Wall Street ritengono che dichiarandoli formalmente "siti di interesse strategico" li metterebbe al riparo da rischi politici. In attesa di questa decisione, Trump promette di "lavorare con gli Stati che vogliono arricchirsi". E gli strumenti non mancano. L'ordine esecutivo del luglio 2025 garantisce i progetti che proteggono la sicurezza nazionale: il "Defense Production Act" è stato applicato alla rete elettrica e i terreni federali possono aggirare le battaglie sui permessi locali. Ma c’è un limite giuridico: urbanistica e utility restano materia statale, sulla quale sono i governatori a decidere. Tutti gli occhi, dunque, sono puntati sulla politica.
I democratici si preparano a varare a livello di Stati una raffica di regolamenti per arginare, condizionare, i data center perché una moratoria nazionale, varata dal Congresso di Washington, andrebbe incontro al veto di Trump. Di conseguenza il vantaggio sarà per chi i data center li ha già. In attesa della contromossa annunciata da Elon Musk sin da febbraio: portarli nello spazio con un milione di satelliti, in orbite fra 500 e 2 mila km. Anche altri si preparano a questa nuova frontiera: da Google con "Planet Labs" a Blu Origin che vuole lanciare 50 mila satelliti per realizzare un data service orbitale. Insomma, se il Texas democratico farà un passo indietro la risposta del mercato può arrivare dallo spazio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
