Cossiga, docente che ha amato la politica

Il giurista Giuliano Amato ha consegnato il premio del Banco di Sardegna dedicato al presidente emerito della Repubblica

SASSARI. Francesco Cossiga non rappresentava certo il prototipo dell’alunno modello. Sui banchi di scuola non voleva starci. Ma di certo non gli mancava il desiderio della conoscenza e dell’istruzione: quando frequenteva la quinta ginnasio al liceo classico Azuni, un giorno andò dal padre e gli disse: «Non voglio studiare». Era il 1945, c’era la guerra.

In realtà lo studente-non modello studiò, eccome. Due anni in uno da privatista, con la media dell’8, che gli valsero l’accesso all’esame di maturità: ed ecco che a sedici anni, quel ragazzino conseguì la maturità classica. E il padre, però, non ne fu contento: «Non hai fatto il tuo lavoro». Né riuscì ad apprezzare quel figlio che bruciava le tappe - e non faceva, invece, vita di studente - quando a vent’anni appena compiuti, gli disse: «Mi sono laureato in Giurisprudenza». La vita di Francesco Cossiga è costellata anche di questi avvenimenti.

A raccontare l’aneddoto del Cossiga studente dalle spiccate doti, è stato ieri mattina il figlio Giuseppe, deputato, intervenuto con la sorella Anna Maria alla cerimonia del «Premio Francesco Cossiga”, 1^ edizione, istituito dal Banco di Sardegna per ricordare la figura del presidente emerito della Repubblica.

Un sassarese che ha dato lustro alla sua città e all’isola, come ha ricordato Franco Farina, presidente del consiglio di amministrazione del Banco, che ha sottolineato come Cossiga fosse stato da sempre vicino alla banca sassarese, già da quando apriva casse rurali, sportelli di credito agrario, ed era accanto a Stefano Siglienti, quando il banchiere ottenne di emettere assegni e fondare quindi il Banco di Sardegna, considerato all’epoca «la più piccola delle grandi banche o la più grande delle piccole». Poi, con la legge Amato ci fu la privatizzazione in Spa, il matrimonio con Bper («sostenuto da Francesco Cossiga»).

Un uomo dalle mille sfaccettature, il presidente emerito: un carisma unico, uno studioso con una cultura vastissima, un appassionato docente universitario di Storia delle istituzioni giuridiche della Sardegna prima e di Diritto Costituzionale poi, che fu assistente volontario con Antonio Segni, come ha ricordato Attilio Mastino, rettore dell’Università e come ha sottolineato il senatore Luigi Zanda, illustrandone la personalità straordinaria di politico che credeva nei grandi partiti e nella Dc, «perchè lì trovava la base di due valori: fede e cultura atlantica». Era un intellettuale, uomo di scienza con una passione militare. «Un uomo di fede, che lo metteva alla pari con la crema del collegio cardinalizio». E Giuliano Amato, presidente della commissione del premio del Banco, ha tracciato alcune pennellate su Cossiga: «C’è stato un rapporto intensissimo durato una vita, almeno per me, che ero più giovane di Francesco – ha detto il giurista e consulente politico del governo Monti -. Ho condiviso molte delle sue esperienze. Ma credo che vedesse in me la proiezione di sé che avrebbe desiderato: a 30 anni ero professore ordinario. Lui vantava già una brillante carriera politica, ma aveva un tale amore per il diritto costituzionale e avrebbe voluto continuare all’università». Amato si è soffermato sulla «fratellanza accademica» nata tra i due, anche se Cossiga riusciva a stupirlo: «Ogni cosa che diceva, la dettava all’Ansa. quando divenni ministro dell’Interno, disse che non si sarebbe più servito della batteria (il centralino riservato del Governo, ndr.) perchè dipendeva da me. Il giorno dopo mi abbracciò dicendo: “Credo di aver detto una cattiveria”».

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