È morto Paolo Riccardi,ex braccio destro di Karim

Avvocato e manager di punta è stato tra i pionieri della prima Costa Smeralda Dopo la rottura con il principe ismailita, si era dedicato ad altre attività

SASSARI. Più che segretario generale della Costa Smeralda, Paolo Riccardi è stato colonna portante della grande intrapresa turistica del principe Karim: presidente di quasi tutte le società legate alla Costa (in particolare dell’Alisarda, poi Meridiana), factotum inarrivabile, uomo di straordinaria popolarità, già dal 1961 (il Consorzio della Costa nacque l’anno dopo, e ora celebra i cinquant’anni) aveva legato il suo destino a quello della Costa: in modo così stretto e radicale che la sua rottura con l’Aga Khan, nel 1982 (e una successiva, fastidiosa causa civile), sembrò quasi compromettere il futuro dell’iniziativa: e non per coincidenza, forse, da quel momento venne una serie di dimissioni e abbandoni che culminarono nel ritiro dello stesso Karim dai vertici dell’impresa.

Amarezze. Lui, Riccardi, se ne era andato alle Canarie, quasi a smaltire il groppo della delusione per un lungo legame così bruscamente interrotto e per la separazione da quello che era stato, nella parte centrale della sua vita, un difficile ma affascinante compagno di viaggio (il Principe - con la P maiuscola, come lo chiamano in Costa – era abituato a comandare, e Paolo sapeva invece come obbedire conservando tutta la sua autonomia).

Aveva 84 anni. Quando entrò in contatto con la Costa - neppure neonata - al massimo nascente, era già un avvocato molto popolare a Sassari, dove la sua famiglia di origini e tradizioni borghesi (dunque con qualche propaggine massonica, mai compromessa con il fascismo) era conosciutissima e dove lui stesso, Paolo, era molto famoso fin dai tempi dell’università: come senatore dell’Associazione universitaria era stato protagonista di un famoso litigio con il rettore Sergio Costa, alla fine del quale erano stati restituiti all’Atu alcuni locali che l’Atu stessa aveva “espropriato” nel suo periodo d’oro, vale a dire gli anni dell’immediato dopoguerra.

Scelta. A coinvolgerlo nelle avventure del capitalismo turistico, in realtà, era stato uno dei personaggi più singolari di questo ambiente: quel Raphael Neville, conte di Berlanga e del Duero, che un giorno del 1959 aveva fatto irruzione nel suo studio e l’aveva portato a girare per l’intera Sardegna alla ricerca della sua “spiaggia sognata” (l’aveva poi trovata ai bordi di Palau, dove fondò un aristocratico villaggio, battezzandolo col proprio nome). Sulla scia della piccola fama che si era acquistato lo cercò l’avvocato Ardoin, il braccio destro dell’Aga Khan. Venne a Sassari a sbrigare una pratica: diede a Paolo alcune settimane di tempo, lui gliela risolvette in un giorno.

Così nacque una collaborazione che portò al trasferimento di Paolo a Olbia e poi sulla plancia di comando della Costa.

Incontri. Riccardi era una sorta di gigante alto due metri: ma a questo aggiungeva una capacità di legarsi in simpatia al prossimo che è stato, forse, uno dei segreti del suo successo. In una autobiografia pubblicata l’anno scorso da Delfino (col facile titolo “Alla corte dell’Aga Khan”) ha raccontato gli incontri con decine di ministri della Repubblica e dei suoi scontri con direttori generali, assessori e gran commis. Vinceva sempre: o con amichevoli manate sulle spalle, o con estenuanti bracci di ferro. Le battaglie ( e gli stratagemmi di pace) con i sindaci di Arzachena sono parte della storia politica della Sardegna.

Entusiasmi. Un’altra sua passione erano i cavalli. La sua scuderia, de Lechereo, aveva mietuto successi in mezza Italia. Alla fine aveva scelto per sé e la giovane, bellissima moglie madrilena, il buen retiro delle Canarie.

Telefonava ogni giorno ai figli in Sardegna e in Europa e agli amici di qua, ridendo se non poteva mostrare, come quando presentava il suo libro, un biglietto che diceva: «Non fatemi domande, sono sordo a balla».

Un’emorragia cerebrale l’ha portato via in poche ore. Sarà facile ricordarlo e rimpiangerlo.

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