A San Gavino scoppia la guerra dei decibel

Sotto accusa la musica ad alto volume e il chiasso che proviene dai campi sportivi dove si svolgono manifestazioni e tornei. Lunedì notte sono arrivati i carabinieri

OZIERI. Sonno disturbato e pazienza messa a dura prova per i residenti del rione di San Gavino, che da mesi si lamentano per la musica ad alto volume e il chiasso che proviene dai campetti del Centro Fitness. La struttura nel corso dell’estate ha ospitato tornei di calcio, basket e beach volley, svoltisi per la maggior parte nelle ore notturne, e più di una volta i residenti hanno chiesto l’intervento delle forze dell’ordine, ma senza esito.

La struttura, comunale ma gestita da privati, nasce per ospitare eventi sportivi - e non solo: spesso il Comune la utilizza per serate di musica e spettacolo - è in possesso dei regolari permessi ma per sua stessa natura “produce” rumore. Che fare quindi? Alcuni residenti, firmatari di una richiesta precisa alla Polizia Municipale e al sindaco, chiedono un intervento definitivo a tutela dei loro sonni, almeno con un calcolo dei decibel che porti il rumore sotto il livello di guardia. Nelle notti d’estate spesso si dorme con la finestra aperta, e per chi si deve alzare presto è un dramma. La goccia che ha fatto traboccare il “vaso della pazienza” è caduta lunedì scorso durante il torneo di beach volley Tutto in Una Notte, protrattosi oltre le quattro del mattino. Qualcuno ha allertato i carabinieri, che presentatisi ai campetti non hanno potuto fare altro che constatare la presenza dei regolari permessi e raccomandare ai presenti di fare meno rumore.

A parte il chiasso della partita di volley il principale “indiziato” che disturbava i dormienti era il fischietto dell’arbitro: un rumore insignificante, se ci si pensa, ma che si amplifica nel silenzio della notte. «Non possiamo arbitrare senza fischietto - si giustificano gli organizzatori - e quello era l’unico rumore molesto: non c’era musica, né uno speaker, cos’altro potevamo fare? Le prime partite - aggiungono - avrebbero dovuto iniziare alle 20, ma molte squadre si sono presentate in ritardo e quindi purtroppo si è sforato rispetto all’orario che avevamo prestabilito per la finale. Ci dispiace, ma non potevamo mandare tutti a casa». Anche alcuni ragazzi “difendono” i gestori dei campetti: «Ci si lamenta dicendo che a Ozieri non c’è nulla da fare - dice un giovane presente lunedì - e poi per un po’ di musica si chiamano i carabinieri. Dovremmo solo essere contenti che una sera a ridosso di Ferragosto non siamo stati costretti a uscire fuori Ozieri per passare una serata in compagnia. E quando ai campetti c’era Estiamo in Piazza? Allora non si lamentava nessuno». E’ sempre il solito discorso: che lo si chiami bene contro male, scontro tra generazioni, gente allegra contro “morti di sonno”, la musica non cambia.

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