Sesso con la futura sposa, rom sotto accusa: lei ha 15 anni

Sassari, il pm ha chiesto per lui 2 anni e 6 mesi di condanna. La ragazzina viveva con il fidanzato nel campo di Piandanna

SASSARI. Non sarà stato un matrimonio «per compera», come usa in alcune comunità Rom. Piuttosto, lo si potrebbe definire per adozione, nel senso che tutto è iniziato con la richiesta della famiglia di lui di prendere in affido lei, la futura sposa bambina.

Lo avevano proposto al tribunale per i Minori, a febbraio 2011, adducendo come motivazione la solitudine di lei, la ragazzina, lasciata dai genitori nomadi residenti in Svizzera, alla famiglia del suo fidanzato, che vive con l’intero clan nel campo nomadi di Piandanna, a Sassari. Ai Minori non hanno battuto ciglio: quando hanno scoperto che l’adolescente promessa sposa, a 15 anni aveva già avuto un aborto, hanno avvisato la magistratura ordinaria. E ora lui, 23 anni, è sotto accusa per atti sessuali con minore.

Non importa se lei fosse consenziente, se nel frattempo ha compiuto 16 anni, se nella cultura Rom il matrimonio tra under 18 è tra i perni della struttura sociale: la legge italiana sanziona chiunque abbia rapporti con una minore di 16 anni, sebbene non forzata, ma con la quale convive. Serve a punire, ad esempio, familiari o parenti acquisiti (come i patrigni) che abusano di chi possono plagiare attraverso il contatto quotidiano, e magari strappare loro l’assenso a rapporti intimi. Non proprio il caso della giovane coppia Rom, ancora assieme: nel frattempo si sono sposati nonostante lui si trovi imputato di aver, in qualche modo, violentato sua moglie. In un’udienza a porte chiuse, per il giovane marito il pubblico ministero Roberta Pischedda ha chiesto 2 anni e 6 mesi di reclusione, che - se condannato - potrebbe evitare con l’affidamento ai servizi sociali. Una richiesta quasi obbligata, quella del pm, durante il rito abbreviato: «Sentita al tribunale per i Minori, la ragazza ha dichiarato che abitava con l’imputato - ha ricordato - e nel caso di una convivenza moreuxorio il reato di atti sessuali con minore di 16 anni si concretizza anche se lei è consenziente». Allora, quando nel febbraio di un anno fa la ragazzina aveva parlato agli assistenti sociali nell’ambito della procedura per l’affidamento al futuro suocero, aveva detto di essere già sposata - secondo il rito Rom, ovviamente - e di vivere nella stessa roulotte del consorte. Ma ieri è stata smentita. In aula il giudice dell’udienza preliminare Maria Teresa Lupinu ha ascoltato la testimonianza della sorella, citata dal difensore dell’imputato, Maria Grazia Sanna. La cognata ha cercato di scagionare il genero nei guai, raccontando che allora erano solo fidanzati e che in realtà fino al compimento del sedicesimo anno, la (futura) sposa bambina dormiva con le donne della famiglia. Mentre agli uomini era riservata una sistemazione separata.

Lo sposo imputato ha preferito non parlare. Lo farà per lui, all’udienza del 13 dicembre, l’avvocato Sanna. Poi il giudice prenderà la sua decisione. Che forse poco influirà sulla vita dei ragazzi. «Da poco si sono sposati - ha raccontato la sorella testimone - e abbiamo fatto una grande festa». Per ironia della sorte, proprio ieri ricorreva la prima “Giornata internazionale delle ragazze bambine”, istituita dalle Nazioni Unite per attirare l’attenzione sulla necessità di porre fine alla pratica delle piccole spose. E questo perché nel mondo una donna su tre, nella fascia di età tra i 20 e i 24 anni, si è sposata prima dei 18 anni: un terzo di loro, l’11 per cento del totale, ne aveva meno di 15.

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