La Nuova Sardegna

Sassari

«Abbanoa non chiuda l’acqua ai morosi»

di Elena Laudante
«Abbanoa non chiuda l’acqua ai morosi»

Tribunale: gli inquilini di 28 condomini di Alghero vincono il ricorso preventivo contro il gestore

24 febbraio 2013
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SASSARI. Anni di «inerzia» nell’invio (mancato) di fatture seguiti, poi, da accelerazioni repentine che culminano di solito nella minaccia di slaccio della fornitura idrica. Comportamenti tipici del gestore della rete regionale, Abbanoa, che ora la magistratura bacchetta. E lo fa coll’inibire la società dall’interrompere l’erogazione di acqua agli inquilini di 28 condomini di Alghero, sebbene morosi, in un’ordinanza che può rappresentare un precedente importante nel braccio di ferro tra fornitore e utenti, che nella città catalana sono alle prese con le cosiddette bollette pazze.

È del 19 febbraio la decisione del presidente della sezione civile del Tribunale di Sassari, Silvio Lampus, che in qualche modo mette ordine in un panorama variegato di verdetti che si sono susseguiti nell’anno orribile 2012, in cui per la prima volta le controversie col gestore sono finite nelle aule giudiziarie di tutta la Sardegna e per i motivi più disparati. Al Tribunale di Sassari, dopo i ricorsi a latte versato, cioè quando il gestore aveva già chiuso i rubinetti per morosità, per la prima volta a ottobre era stato chiesto di fermare la mano di Abbanoa prima che bloccasse l’acqua a utenti inadempienti. E il Tribunale ha dato ragione a questi ultimi - 28 condomini, rappresentati dall’avvocato Franco Dore - sebbene con i dovuti distinguo. Obbligatoria una premessa: non pagare le bollette resta vietato. Su alcuni punti, però, il giudice apre agli utenti che per anni non ricevono fatture, o magari solo generici solleciti, e poi si ritrovano nella buca delle lettere intimazioni ultimative, del tipo: o paghi subito o resti senz’acqua. D’ora in poi, saranno considerate vane. Perché«non occorre valutare se il sollecito sia astrattamente legittimo, ma se lo sia in concreto» riguardo all’entità della mora «che deve essere cospicua». «Nel quadro di un principio di buona fede contrattuale, deve osservarsi che il fornitore non può, da una parte, far lievitare il credito fino a fargli raggiungere misure assai elevate, lasciarlo “invecchiare” fino al limite della prescrizione per poi non solo richiederne il pagamento (al condominio e non ai singoli utenti) ma anche con il rifiuto di erogare ulteriori prestazioni», si legge nella sentenza appena depositata. Non basta, dunque, inviare raccomandate agli amministratori di condominio, come nel caso in esame, i cui solleciti «non sono stati accompagnati dalla chiara indicazione di quali siano le fatture tuttora totalmente o parzialmente impagate». Inoltre, prima di arrivare alle “minacce”, il gestore può percorrere altre strade, come quelle legali. Altra questione proposta dall’avvocato Dore e affrontata dal giudice è quella del contratto, che non esiste nella «maggior parte dei rapporti di somministrazione di acqua potabile di Alghero», si legge nell’ordinanza. Se ne deduce che il gestore - tutelato dai legali Paolo e Marco Urigo - non può fare riferimento a inadempimenti contrattuali, soprattutto perché il rapporto di fatto è instaurato con i singoli utenti, non con interi condomini come invece accade nella realtà. Quadro confuso dove si rischia «di penalizzare anche singoli utenti adempienti». Compensate le spese di giudizio.

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