L’incubo «131», cantieri-beffa e pericoli

Viaggio lungo la Statale che affonda nel degrado: al nord solo segnali senza lavori, a sud mega-ritardi. Da Sassari a Bauladu è “congelata” nell’abbandono: e la frana a Codrongianos è il colpo da ko - FOTO

SASSARI. Il simbolo della 131 è un cartello triangolare giallo bordato di rosso con all’interno il disegno di un uomo che lavora con una pala: è l’unico lavoratore che si vede sulla strada. Anzi, lavoratori come lui ce ne sono tantissimi altri lungo la Carlo Felice, tra Sassari e Bauladu. Ma tutti soltanto disegnati sui cartelli disseminati a decine lungo cento chilometri di buche, asfalto rovinato dai continui rifacimenti, rattoppi più grandi dei “fossati” che dovrebbero ricoprire, salti spaccaschiena, gradini dimenticati dopo le bitumature e incroci a raso da incubo.

I limiti. E infine, i limiti di velocità. Un susseguirsi di segnali che vanno dai 90 chilometri orari (in teoria il massimo consentito sulla Carlo Felice, anche se c’è una deroga fino ai fatidici 110, limite previsto per le superstrade) fino a scendere a 30 all’ora, anche se il più utilizzato è quello dei 50. Rispettando rigorosamente le limitazioni, sulla maggior parte della 131 si dovrebbe viaggiare a passo di lumaca e, aggiungendo anche un po’ di slalom tra le voragini, ci vorrebbe una giornata per percorrerla tutta. Ma i limiti di velocità sono superflui, considerato lo sfascio della strada: controllare un cartello è molto pericoloso perché, visto lo stato penoso del manto stradale, una distrazione può essere fatale. Soprattutto quando si affronta il sorpasso di un tir, con la seconda corsia ridotta a poco più di una fessura.

La camionale. Il tratto migliore della 131, pur con una serie di dossi e gradini, è quello tra Porto Torres e l’ingresso di Sassari, del resto è anche la strada più recente che un tempo era stata denominata camionale. Tutto benino fino allo svincolo di Monserrato: al momento non si capisce di chi sia la responsabilità della trappola (diventata anche mortale) realizzata pochi anni fa, che l’Anas aveva promesso di rimodulare, ma che alla fine è rimasta com’era, con un piccolo allargamento della corsia di marcia (peraltro già interessata da uno smottamento quindi inutilizzabile e, tanto per cambiare, segnalata con decine di cartelli) in direzione di Porto Torres. Mentre nell’altro senso modifiche non ne sono state fatte e la strada si riduce a una sola corsia con tre curve secche in discesa e contropendenza: pericolosissime.

Il costone. Poi, le gallerie del Mascari: la prima illuminata, la più corta buia e pericolosa. Davanti all’ex cementificio l’asfalto è un po’ rovinato in entrambe le direzioni. Poi si arriva nel tratto più sicuro, ma di breve durata: fino al bivio di Olbia. Adesso il pericoloso tragitto su due livelli, incastrato tra le colline di Codrongianos e di Florinas, è chiuso perché sta franando un costone. Ma chi pensa di vedere operai al lavoro, ha sbagliato tutto. La strada, fino al bivio della Rimessa, è semplicemente chiusa. Nessun operaio, nessun macchinario, niente.

Segnali. Soltanto un numero impressionante di segnali, in entrambe le direzioni, che annunciano la deviazione. Peccato che, tra tutti questi cartelli, l’Anas abbia dimenticato di sistemare quelli necessari per riportare sulla 131 l’automobilista, che rischia di dirigersi verso Olbia o Tempio, o di rallentare all’improvviso per verificare la strada causando incidenti.

Percorso di guerra. Anche il rettilineo di Campu Lazzari, tra il bivio di Florinas e quello per Banari, non è tanto mal ridotto: qualche voragine, rattoppi fatti in maniera approssimativa, ma niente in confronto al percorso di guerra che bisogna affrontare sulla piana di Bonnanaro. Corsie bitumate con tre o quattro tipi di asfalto diverso, con conseguenti dislivelli che formano pericolosi binari. La scelta più logica è seguire il percorso obbligato, arricchito di profonde buche. Uscire dalle “rotaie” è pericoloso. L’alternativa è la corsia di sorpasso, infischiandosene di chi arriva da dietro veloce ed è costretto ad adeguarsi all’andatura dell’auto capofila. Alla fine della salita di Thiesi, l’ennesimo cartello giallo di lavori in corso sulla corsia di destra. Il segnale è lì da tempo, rafforzato di recente da quello più grande di pericolo, dal solito cartello con il limite di velocità a 50 e da quello azzurro con la freccia bianca per indicare la deviazione. Tutto questo apparato segnaletico per una piccola frana staccatasi da un costone: sull’asfalto sono finiti pochi metri cubi di terra, che si potrebbero spostare anche con una pala, come quella dell’uomo del cartello, e più velocemente con una pala meccanica. Invece, niente: meglio mettere segnali e lasciare tutto così com’è. Stessa situazione dall’altra parte. Poi, il primo pericolo quotidiano: lo svincolo a raso per Cossoine e Pozzomaggiore. Dopo averlo superato indenni, via verso la salita di Bonorva dove in un tratto è stato utilizzato l’asfalto drenante: sembrerebbe una prova, peraltro ben riuscita, ma breve. Dopo altre buche, sulla sommità altri due incroci a raso da paura: Semestene e quello trafficatissimo e pericoloso di Bonorva. La salita verso Campeda è costellata da enormi voragini e nel percorso inverso anche da rivoli d’acqua che scorrono nelle curve più delicate. L’asfalto della piana di Campeda sembra un viottolo di campagna: buche, binari, salti. Il bivio di Macomer è il penultimo incrocio a raso lungo la strada verso il sud della Sardegna: pericolosissimo.

Rischi. E quotidianamente migliaia di automobilisti rischiano la vita per attraversarlo e immettersi sulla 131. La discesa verso il bivio di Nuoro è uguale alla strada percorsa fin lì: buche, rattoppi, dislivelli. Fino all’incrocio a raso di Paulilatino. Da quel punto, lo scenario cambia: svincoli ben studiati e asfalto liscio come un biliardo. Il viaggio di ritorno è uguale a quello di andata. All’altezza dello svincolo per Nuoro una serie infinita di cartelli di lavori in corso, ma senza operai, per quasi tutta la salita. Motivo del restringimento della carreggiata? Incomprensibile. Come tante altre cose della principale strada della Sardegna.

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