L’abito tradizionale: a Ittiri con “Sestos” si riscopre la storia

ITTIRI. In una suggestiva cornice culturale, si è tenuta sabato al Teatro per le arti e le tradizioni popolari di via XXV Luglio, la quinta edizione di “Sestos”, un incontro-dibattito organizzato...

ITTIRI. In una suggestiva cornice culturale, si è tenuta sabato al Teatro per le arti e le tradizioni popolari di via XXV Luglio, la quinta edizione di “Sestos”, un incontro-dibattito organizzato dall'Associazione culturale Ittiri Cannedu.

Con l'intento prioritario di trasmettere il valore e la conoscenza delle arti del cucito e del ricamo, per il confezionamento dei costumi tradizionali, gli organizzatori hanno coinvolto i ragazzi delle scuole primarie ai quali Giammario Demartis, dirigente del Museo Sanna di Sassari, ha presentato, illustrandone le peculiarità costruttive, diversi tipi di abito in uso nel passato a Ittiri. I ragazzi hanno mostrato grande interesse per un tipo di abbigliamento oggi indossato da una sempre più sottile fascia di anziane signore, e che si avvia a scomparire dall'uso quotidiano. Gli aspetti e problemi inerenti al vestire e alla tradizione popolare sono stati illustrati da un'equipe di esperti del settore in una sala con parte del pubblico in piedi.

Gli abiti tradizionali antecedenti il 1800 sono stati descritti da Demartis, che ha mantenuta viva l'attenzione dei presenti con un crescendo di notizie documentate spaziando, con la proiezione di numerose diapositive, in lungo e in largo per i paesi della Sardegna. Pietro Frau, altro profondo conoscitore dell’abbigliamento sardo, ha focalizzato la sua esposizione sulla veste e la maschera con specifico riferimento all'uso degli abiti tradizionali nel carnevale. Il pubblico ha potuto apprezzare uno spaccato, della spontaneità del carnevale in Sardegna, all'interno del quale Frau ha collocato le diverse performance che hanno visto e ancora è possibile osservare, di uomini vestiti da donna. Ma l'argomento che ha maggiormente colpito il pubblico è stata la minuta descrizione di Merdules e Issohadores nel contesto esorcizzativo che rappresentano queste figure animalesche con le quali, appunto, vengono evocati riti tribali ancora rappresentabili, grazie a studiosi come Frau. Andrea Zucca Pais, di Codrongianos, ha affascinato l'uditorio con uno degli argomenti principe del convegno, “L'abito tradizionale ritrovato”.

Minuziosa la ricerca dello studioso che ha mostrato delle foto che documentano il paziente, certosino e scientifico percorso ricostruttivo dell'abito di Codrongianos. Ignazio Sanna di Selargius ha concluso la serata illustrando i sistemi e i criteri per la “nuova” confezione degli abiti tradizionali, con riferimenti ai rapporti epistolari e ad altra documentazione attestante il circuito attraverso il quale, anche ricorrendo ad aziende del continente, sarti e commercianti sardi hanno tramandato la difficile ma affascinante arte del confezionamento del costume tradizionale. È stato lo stesso Sanna a ricevere, dal presidente dell'Associazione “Ittiri Cannedu” e dal sindaco Tonino Orani, il premio “Manos e Oro”, che viene assegnato a un artigiano che si è particolarmente distinto nella confezione di abiti e gioielli tradizionali.

Vincenzo Masia

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