La Nuova Sardegna

Sassari

«Ecco come sconfiggere la piovra che ci soffoca»

di Giovanni Bua
«Ecco come sconfiggere la piovra che ci soffoca»

L’esponente del Fronte: «Tutti si riempiono la bocca di bei programmi ma nessuno spiega davvero come cambierà la cose in questa città»

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SASSARI. Indipendentismo, da unificare dal basso, per far diventare «l’indipendenza un progetto popolare e aperto che si candida a governare». Avversari, tutti uguali: «una piovra che avvolge tutto e tutti, compresi i “compagni” che sono andati con il centrosinistra, o i “grillini”, che sono un movimento di “moda” ma che quando vai a cercarli nei posti dove ci si batte davvero non li trovi mai». Idee, tante e anche un po’ pazze: dalla moneta comunale per favorire gli scambi, ai rifiuti che diventano fonte di guadagno, dal blocco ai premi “ti piace vincere facile” ai manager pubblici, al congelamento del consumo del territorio.

Parla a ruota libera Cristiano Sabino, 34 anni, prof precario di storia e filosofia, indipendentista: «di quelli che pensano che la politica si faccia senza sponsor né salvatori dal mare». E risponde alle decine di domande dei nostri lettori arrivate durante la diretta streaming di ieri pomeriggio.

Domande che hanno spaziato dalle curiosità sull’indipendentismo («ma se vince indosserà la fascia tricolore», o ancora «ma giurerà fedeltà allo Stato») a questioni generali di politica («che percentuale pensate di raggiungere alle elezioni?», «vi sentite pronti per governare?») arrivando a faccende molto pratiche e legate alla vita della città: Puc, centro intermodale, centro storico e università, turismo e chimica verde, ma anche ztl e case popolari.

Centro Storico. Vari i passaggi dedicati al centro storico da parte del candidato e nelle domande dei lettori. «Tanto per iniziare – ha spiegato Sabino – io parlerei non più di centro storico ma di centro, e non più di centro ma di città. Qui non si sta spopolando il centro storico, che certo ha i suoi problemi, non si sta desertificando il centro storico, si sta spopolando e desertificando l’intera città, compresa di frazioni e borgate. A questo noi vogliamo trovare una soluzione».

Molte le ricette, dalle più originali alle più di buon senso. «Ad esempio a costo zero di possono fare piazze del mercato artigiano e cittadino, ricreando quel flusso che in città c’era per gli scambi, e non soltanto economici ma anche culturali. Una liberatoria, da fare anche per le piazze dell’arte. Insomma noi liberiamo il centro e lo ridiamo al commercio e la cultura».

Grande distribuzione. Sulla storica battaglia contro la grande distribuzione poi: «Cercheremo di far tornare le competenze al Comune sulle aperture domenicali e gli orari. Ma soprattutto vogliamo fare una concorrenza spietata alla Gd, anche a livello di mobilità .

Zona a traffico limitato. «Noi siamo a favore non solo della Ztl ma anche dell’isola pedonale, ma non imposta dall’alto. Prima bisogna rivedere il sistema della mobilità. I posteggi ad esempio: facciamo posteggiare gratis chi porta i parenti in ospedale, o chi fa acquisti in centro. E poi facciamo funzionare i posteggi filtro, con l’educazione, ma anche i collegamenti. Basta dire che vai a Città mercato perché c’è posteggio. E poi “sabato in città”: il sabato il biglietto dell’Atp sarà uno scontrino di almeno 5 euro. Il bus sarà gratis per chi fa acquista. Meglio passeggiare al centro che andare nei centri commerciali a mangiare spazzatura».

Indipendentismo. «Basta ghetti. Nei paesi baschi hanno acquisito consensi governando le città. Non indosserei la fascia tricolore, meglio quella rossoblu. E non giurerei fedeltà allo Stato. Ma non è questo il punto. Noi dobbiamo costruire buona amministrazione e svincolarci dai grandi poteri che hanno sempre governato. Iniziamo l’indipendenza da quello».

Periferie. «Le periferie sono città. Nelle borgate vivono decine di migliaia di persone senza servizi, senza corse di collegamento. Basta. E poi mercati rionali, scuole da riaprire, strutture da usare. Tutela delle culture e delle produzioni da fare».

Turismo. «Voi lo sapete che abbiamo un nuraghe? – spiega Sabino – È abbandonato. È un esempio. I monumenti vanno trovati, valorizzati. Monumenti aperti deve esserci tutti i giorni. Dobbi«mo usare il nostro patrimonio. Le nostre risorse. Le nostre competenze, fatte da decine di professionisti bravissimi, e a spasso. Con un portale, un’applicazione dedicata di mappatura digitale. È impossibile che un posto meraviglioso come il nostro non viva di storia, di cultura, di turismo. Ad esempio: cambiamo la toponomastica, recuperiamo quella classica, ad Alghero ha funzionato, e non è questione di indipendentismo, ma di business. Il problema di Sassari è che la classe politica di Sassari vive negli anni ’80, pensano a una città fatta di operai e di impiegati,. Gli anni ’80 non ci sono più,è ora che anche loro vadano via».

Chimica verde. «Una grande città deve aver voce in capitolo su tutto il nord Sardegna. Noi a Porto Torres abbiamo assistito impotenti all’attività di predoni come Eni ed E-On che hanno fatto e fanno quello che vogliono. Per anni abbiamo lottato con gli operai, avvertito che tutte le istituzioni dovevano mettere delle condizioni alle multinazionali. La chimica verde? A quanto so fare queste scelte in un sito internazionale per bonifiche come Sassari e Porto Torres questi protocolli andavano firmati coinvolgendo la popolazione, come sempre non è stato fatto».

Siamo pronti. «Noi ci sentiamo pronti per governare. E vogliamo vincere. Perché veniamo dal tessuto sociale sassarese e ci siamo impegnati tutti per tanti anni. Ma non da soli. La nostra giunta sarà un laboratorio di competenze. Noi siamo il cavallo di troia da usare per conquistare il palazzo. Abbiamo ferrovieri, insegnanti, agronomi, abbiamo tante competenze. Ma siamo pronti ad aprirci alla società alle associazioni, ai gruppi, alla gente. Parafrasando il nostro candidato alle regionali: se vincerò la città cambierà veramente».

Avversari: «Gli avversari sono una piovra. Tutta uguale. Per essere chiari noi all’Irs, ad esempio, non contestiamo di essersi alleata con gli “italiani”, ma con il partito democratico. Che qui in città rappresenta il potere in ogni sua declinazione. Il movimento 5 stelle e il programma simile al nostro? Siamo tutti d’accordo su tante belle cose. Io però, a differenza di Murru, non sono mai stato candidato con centrodestra o centrosinistra. Può sembrare una piccolezza, ma non lo è. Per fare politica serve coerenza e barra al centro. Candidarsi per fare un favore a un amico vuol dire buttare carbone dentro la solita fornace. Noi siamo l’acqua che spegnerà il fuoco, che sta divorando da decenni la nostra città, la nostra vita, le nostre speranze. Ma non il nostro futuro».

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