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Sassari

Arru: l’alternativa esiste è il momento di provarla

di Giovanni Bua
Arru: l’alternativa esiste è il momento di provarla

La dirigente scolastica candidata di Sassari progetto Comune, FI, FdI-An e Udc: sono una cittadina prestata alla politica, credo sia il momento di dare una mano

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SASSARI. Guida la coalizione di centrodestra, ma a farsi incasellare negli schemi classici dei partiti non ci tiene proprio: lei rimane una cittadina che vuole «donare a Sassari, alternanza e alternativa». Non che non ringrazi per l’aiuto l’amico Sergio Milia e la sua Udc, FdI-An o Forza Italia («mi dicono che dovrei vergognarmi a stare con Berlusconi, ci parla Renzi e io non dovrei?»), ma Rosanna Arru è convinta che il suo asso nella manica sia proprio la sua cifra civica. Che le farà conquistare i tanti che dalla politica si sono allontanati.

A iniziare magari da qualcuno dei nostri lettori che, con piglio deciso da donna allenata dall’aver “domato” generazioni di studenti (è insegnante di italiano e latino e dirigente scolastica) e cortesia tipica da “signora della Sassari bene”, ieri ha affrontato durante la diretta streaming sul nostro sito. Rispondendo alle loro domande e chiarendo che: «Io non ho steccati da difendere, e regolamenti di conti da fare. Io non butto nulla dalla finestra, al limite lo aggiusto. E, soprattutto, sono una persona che sa decidere, ma anche ascoltare. Sono una di voi insomma. E con voi voglio cambiare».

Impegno civico. «Con le liste di centrodestra ci siamo trovati d’accordo per un progetto per la città. Loro hanno condiviso la mia proposta di candidatura e per questo li ringrazio. Ma io guido un gruppo di cittadini. Che come me pensano che questa città ha bisogno prima di tutto di alternanza, ma anche alternativa. Perché il ciclo di 9 anni che ci stiamo lasciando alle spalle non è stato positivo. E bisogna cambiare: regole, atteggiamenti, visione».

La crisi della politica. «Io avverto la difficoltà dei partiti, di tutti gli schieramenti. E anche la sfiducia della gente nei confronti dei partiti. Penso che propormi può aiutare a riconquistare queste persone. Per questo penso che, nonostante la sproporzione di forze sia evidente, ci siano delle possibilità per combattere».

Berlusconi. «Mi dicono che dovrei essere imbarazzata a stare con Berlusconi. Prima di tutto io non mi lascio prendere da questo assillo di Berlusconi. Io lavorando con Forza Italia a Sassari ho trovato gente nuova, fresca, impegnata. Io credo che il pensiero liberale che c’è dietro Forza Italia abbia diritto di cittadinanza. Sono contro gli ostracismi, e parlo con tutti. E comunque mi sembra che abbiamo modelli importanti a livello nazionale di dialogo con Berlusconi».

Famiglia. «Non tutti capiscono la mia attenzione per la mamme, per le famiglie. Penso c’entri la mia sensibilità di donna, e di donna di scuola. E la profonda convinzione che le donne devono partecipare maggiormente alla cittadinanza attiva. La famiglia cresce e cambia nel tempo. È difficile da definire ed è attraversata da tutti i problemi della vita. E per tutto questo ha bisogno di sostegno. Cosa può fare il Comune? Ad esempio nidi famiglia, mamme accoglienti e bollini rosa. Per aiutare le coppie con bambini che nessuno aiuta mai. Sono buoni esempi, a costo molto ridotto, semplicemente da copiare».

Centro storico. «Il centro città è una delle grandi aree di intervento ma anche una delle grandi aree in cui si sommano problemi e proteste, di chi ci lavora, di chi ci abita, di chi ci deve transitare. Necessita di una serie di interventi portati a sistema. Partendo chiaramente dalla Ztl. Su cui è mancata concertazione e capacità di ascolto, perché la zona a traffico limitato va riperimetrata, rimodulata nei tempi, ristagionalizzata. Servono tavoli per discutere, aperti a tutti. E proseguendo con la viabilità: io immagino una città in cui sia più facile entrare e che sia più facile da attraversare».

Trasporti. «Ho visto il futuro dell’Atp: è un bel futuro, ma viviamo nel passato. Bene il centro intermodale, miracolosamente sbloccato, però rimangono da sistemare orari, trasporti, collegamenti con le borgate, ma anche con il centro oncologico a San Camillo, o con l’osservatorio. E ancora biglietto unico Arst-Atp. Certo serve anche l’educazione dei cittadini, a pagare l’autobus, a usare meno l’automobile, a posteggiare meglio. Ma bisogna anche risolvere le loro difficoltà».

Area vasta. «Siamo una città murata. A Sassari è difficile entrare, ma anche uscire. È impossibile che Sassari, col ruolo che deve inevitabilmente recitare nell’area vasta, possa permettersi di rinunciare a un collegamento efficiente con il porto e l’aeroporto ad esempio. Ma anche con i comuni vicini, verso cui Sassari naturalmente si espande».

Patrimonio. «Il patrimonio comunale è censito in maniera approssimativa, e usato in maniera parziale e spesso in regime di semi monopolio. E la città è piena di aree abbandonate, che vanno riqualificate. Serve del tempo, e i casi vanno esaminati uno per uno perché spesso ci sono delle tutele da rispettare. Come al Turritania, ad esmepio. Ma bisogna trovare delle soluzioni. Io sono una donna di mediazione. Basta che si decida, con in testa il bene di tutti».

Progetti. «Non fermiamoci a progettazioni europee e finanziamenti già acquisiti, come quelli che fortunatamente stanno finalmente arrivando, ma anche a soluzioni europee, come la partership pubblico-privato. Che prevede anche la soluzione dei problemi della gestione delle strutture».

Puc. «Il Piano Urbanistico sta per arrivare. La mia posizione è questa: un Puc purché sia. Abbiamo necessità del Puc, abbiamo finito il tempo, devono ripartire i cantieri. Ci sono possibilità tecniche previste dalla legge di fare varianti. Mi sembra molto peggio buttare tutto via e imbarcarci in una nuova fase che finirebbe chissà quando. E poi io penso che nulla vada buttato, semmai le cose si aggiustano».

Movida. «Bello la visione da quartiere Latino, che d’estate magari attira il turismo. Ma occhio alle regole da rispettare, per la convivenza civile, e soprattutto usiamo le soluzioni tecniche che ci sono a disposizione per fare le cose per bene nei locali».

I dispetti. «Ci sono stati problemi di comunicazione evidenti tra il Comune di Ganau e la Regione di Cappellacci. Ma questo purtroppo è un’abitudine diffusa della politca. Sorso si lamenta che Sassari non parla con loro per Platamona. Una civica per questo è una garanzia. Niente schemi, niente steccati, niente dispetti. Si passa per strade diverse dalla politica ormai sfiduciata. E comunque con Pigliaru eravamo compagni di scuola».

Indipendentismo. «L’identità si, da difendere, rispettare e insegnare ma anche da coniugare. Indipendenti mi sembra molto più complicato e difficile. E poi non mi dispiace la dimensione statale ed europea».

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