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Sassari

Marianu Dettori, 13 anni, si diploma “fabiddendi in sassaresu”

di Vincenzo Garofalo
Marianu Dettori, 13 anni, si diploma “fabiddendi in sassaresu”

Nell'aula della scuola media Farina la storia di Buffalo Bill, Grazia Deledda e l’impressionismo francese sono stati raccontati in perfetto turritano. Da grande il ragazzo vuol fare il linguista e vivere a Sassari perché «è la me ziddai»

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SASSARI Ha raccontato la storia di Buffalo Bill e degli Indiani d’America in dialetto, spiegato l’impressionismo francese con piglio turritano, decantato la letteratura di Grazia Deledda in quella che sente come la sua vera lingua. Marianu Frantziscu Dettori ha 13 anni, e ieri ha sostenuto l’esame di terza media come nessuno prima di lui aveva mai fatto: esprimendosi solo in sassarese doc. Alle 9 e 30 Marianu stringe fra le mani la sua tesina, scritta rigorosamente in dialetto, passeggia ansiosamente nell’atrio della scuola media Salvatore Farina sotto lo sguardo orgoglioso del padre, e aspetta che arrivi il suo turno davanti alla commissione d’esame. Due occhietti vispi appena nascosti dietro un paio di occhialini saccenti, maglietta sportiva, bermuda e scarpe da tennis, sorride per sciogliere la tensione e ammette: «Soggu assusthaddu».

Ma quando il presidente della commissione, Vittorio Sanna, lo invita a entrare nell’aula, Marianu scatta come una molla, siede davanti ai professori schierati come un plotone d’esame, e inizia l’esposizione della sua tesina in sassarese, lasciando correre la lingua a una velocità impressionante. La prima materia affrontata è storia: gli Indiani d’America, le sanguinose battaglie contro il generale Caster e la discutibile leggenda di Buffalo Bill. Gesta che raccontate in sassarese suonano diverse da come le dipingono i libri di storia e i film di Hollywood. «Soggu cuntentu pa gosa l’indiani dazziani mattana a l’ommu biancu», spiega Marianu, prima di passare a geografia, restando sempre nel Nuovo continente e parlando degli Stati Uniti d’America, dove, «fabbedani l’inglesu». Nella tesina ha scritto un capitolo sulla mafia, e ha pubblicato una fotografia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, «erani due magistraddi amigghi, ammazzaddi da li mafiosi». I professori ascoltano quasi estasiati, accettano la sfida linguistica e formulano domande chi in sassarese, chi in sardo. Dall’educazione civica si passa alla letteratura, e qui Marianu sfoggia un’altra pagina della sua passione per le proprie origini, raccontando alla commissione la vita e le opere di Grazia Deledda.

Marianu è un fiume in piena. Si blocca solo davanti alla domanda in inglese. Tentenna un po’, prova a ribattere ancora in sassarese ma poi asseconda le richieste della professoressa e risponde con accento e aplomb anglosassoni. Le interrogazioni conclusive sciolgono definitivamente la tensione con Marianu che prima fa un’analisi dell’impressionismo francese, «li ciamavani impressionisti pa gosa li quadri no piazziani, fazziani impressioni». Poi spiega velocemente lu joggu di lu fuba (il calcio) e chiude commentando l’ultima partita della nazionale ai campionati mondiali che si stanno giocando in Brasile: «L’Italia ha pessu e ha juggaddu mali». L’esame è finito, i professori si precipitano ad abbracciare Marianu che ha ancora qualcosa da dire: «Era disizzu meu fabbiddà in sassaresu a ischora, pa gosa alle elementari non lu pudia fa». Il saluto non poteva che essere in impeccabile stile sassarese: «A zent’anni». Il padre, che non ha voluto assistere all’interrogazione lo aspetta nel corridoio e come sbuca dall’aula, lo abbraccia, fiero e commosso. «Questo per noi, per Marianu, è un grande risultato. Il sassarese è la sua passione». Marianu sorride contento e prenota il futuro: da grande vuole fare il linguista e vivere a Sassari, perché Sassari, «è la me ziddai».

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