La Nuova Sardegna

Sassari

Imprenditori in rivolta contro le banche e il Durc

di Gavino Masia
Imprenditori in rivolta contro le banche e il Durc

Trenta operatori economici hanno organizzato un’assemblea aperta a tutti «Gli istituti di credito hanno avuto i finanziamenti ma bloccano la ripresa»

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PORTO TORRES. “Stop alla dittatura bancaria e del Durc”: è questo lo slogan coniato da trenta imprese portotorresi, imbufalite contro lo Stato e i sistemi creditizi, che martedì si riuniranno in un locale di via Angioi per promuovere azioni dimostrative anche eclatanti. La riunione è aperta a tutti gli imprenditori del territorio che vorranno partecipare e sostenere la mobilitazione, e nasce spontaneamente a seguito della gravissima situazione socio economica che vede sul banco degli imputati gli istituti bancari. «Le banche – lamentano gli imprenditori –, pur in presenza di ingenti e ripetuti finanziamenti della Banca centrale europea e dello Stato italiano, hanno posto in essere un blocco creditizio senza precedenti distruggendo di fatto ogni possibilità di crescita economica delle imprese e delle famiglie». In un territorio che sta vivendo una crisi economica senza precedenti, confermata dall’aumento esponenziale della disoccupazione, c’è chi ha coraggio di investire e poi viene però tartassato quotidianamente, come dicono gli imprenditori locali, dalla «dittatura bancaria e dagli istituti previdenziali». Ormai hanno perso la pazienza su tutta la linea, ma prima di cedere il passo vogliono denunciare quanto stanno subendo, anche in violazione di alcuni articoli della Costituzione. «Nella riunione di martedì saranno esaminate tutte le possibili iniziative da assumere – aggiungono –, incluse quelle legali, e intendiamo, ai sensi dell'articolo 24 della Costituzione, agire in giudizio contro eventuali violazioni dei soggetti bancari e previdenziali, per accertare se alla base dei numerosi fallimenti e chiusure di aziende vi sono state violazioni o inadempienze e se gli stessi abbiano agito nel rispetto delle leggi dello Stato italiano». Gli imprenditori vogliono inoltre accertare se il comportamento inadempiente sia stata «concausa di numerosi “suicidi indotti” di piccoli e grandi imprenditori della nostra regione». Si tratta della prima iniziativa in Sardegna su queste tematiche, senza alcuna colorazione politica tengono a chiarire, e le imprese vogliono andare fino in fondo per capire chi sta impendendo una seppur lenta ripresa economica per le imprese cittadine che hanno voglia e volontà di investire. Al governo, secondo la Costituzione, compete il coordinamento e il controllo dell'esercizio del credito, e gli imprenditori vogliono appunto richiamare l'attenzione della politica al rispetto di quanto previsto dalle norme. «In quella sede – concludono – saranno resi noti gravi fatti che molti imprenditori subiscono e sui quali hanno taciuto: l'iniziativa ha valore collettivo e vuole richiamare l'attenzione del Parlamento, cui resta la gravissima responsabilità di avere abbandonato il mondo imprenditoriale e il venir meno delle garanzie costituzionali».

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