La Nuova Sardegna

Sassari

Appello della Uiltec: «Stringere i tempi con Matrìca ed E.On»

di Pinuccio Saba
Appello della Uiltec: «Stringere i tempi con Matrìca ed E.On»

I timori per i nuovi limiti inquinanti del decreto Galletti Il segretario Tavera: «Scelte schizofreniche del governo»

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SASSARI. «Il governo deve fare chiarezza sulle bonifiche: non può imporre all’Eni di eliminare il bubbone di Minciaredda entro 60 giorni e contemporaneamente “elevare” la soglia massima delle contaminazioni, una mossa che potrebbe indurre alcune aziende a non procedere più con le bonifiche». Non usa il fioretto Giovanni Tavera, segretario della Uiltec-Uil che ieri mattina ha riunito il direttivo del sindacato per fare il punto sulle vertenze che riguardano il polo energetico e quello industriale di Porto Torres. Un direttivo che ha esaminato le criticità del comparto e che riguardano, oltre alle bonifiche, il progetto per la chimica verde e il polo energetico di Fiume Santo.

Chimica verde. «Il problema reale è che i tempi della politica difficilmente viaggiano di pari passo con quelli dell’occupazione – sostiene Giovanni Tavera –. Matrìca sta completando la costruzione dei primi due impianti che hanno dato lavoro a 750 persone. A breve più di 600 lasceranno i cantieri e per la maggioranza di questi non ci saranno neppure gli ammortizzatori sociali visto che i loro erano contratti a termine. Per questo chiediamo un incontro con Matrìca e con tutti i soggetti istituzionali perché è necessario far ripartire quanto prima i cantieri per la costruzione degli impianti della chimica verde e soprattutto della centrale a biomasse. È necessario che venga rispettato l’intero protocollo e che non si siano tentennamenti sul progetto complessivo, anche per quello che riguarda l’indotto: quello a monte del progetto che coinvolge il comparto agricolo, e l’indotto contemplato nell’addendum. Somo più di due anni che chiediamo un vertice con aziende e Regione: Cappellacci non ci ha mai risposto, l’assessore Maria Grazia Piras sembra invece determinata a far rispettare quegli accordi».

Bonifiche. Il prossimo 4 agosto scadranno i termini per la presentazione dei progetti di bonifica per la discarica di Minciaredda e a fine estate l’Eni dovrebbe aprire le buste per esaminare offerte e progetti. E proprio sul fronte progetti nascono i timori di Tavera. «Da subito ci siamo detti contrari al “tombamento” della discarica – spiega il segretario della Uiltec – e per una ragione semplicissima: non si tratta di una bonifica vera e propria (i veleni resterebbero in loco) ma di una copertura della discarica. Mi auguro invece che Eni-Syndial scelgano di rimovere i veleni e la terra che li copre. Con due soluzioni differenti: la costruzione di un piccolo impianto per il trattamento della terra contaminata che, una volta ripulite, verrebbe riposizionata immediatamente. L’altra soluzione, più dispendiosa, è quella che prevede il trattamento in impianti all’estero della terra contaminata. Ma quello che ci preoccupa di più è il decreto del ministro Galletti, che innalza i limiti per le sostanze inquinanti. È un comportamento schizofrenico che potrebbe indurre qualche azienda a non portare avanti le bonifiche. Non è il caso di Syndial, è bene sottolinearlo, ma in Sardegna ci sono decine di siti contaminati che attendono di essere bonificati».

Fiume Santo. Anche qui si tratta di una questione di tempo. Con una differenza, come sottolinea Franco Peana: il mutato atteggiamento della Regione nei confronti di E.On che nell’ultimo incontro ha affrontato a muso duro i vertici italiani della multinazionale tedesca. «Dopo quell’incontro è cambiato anche l’approccio di E.On anche se restiamo vigili – spiega Peana –. Occorre però fare in fretta perché il 4 dicembre scade l’autorizzazione per la costruzione del nuovo gruppo ed è necessaria la proroga. Un passaggio determinante perché la centrale sia “vendibile”. Circolano molte voci sui possibili acquirenti ma al momento la più accredita pare Edison. E.On è intenzionata a “spacchettare” il patrimonio italiano, ma resta da risolvere il problema dei cosiddetti esuberi. Che non si può risolvere con i prepensionamenti incentivati».

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