La Nuova Sardegna

Sassari

Le immersioni nel “museo” dell’Asinara

Le immersioni nel “museo” dell’Asinara

PORTO TORRES. A cavallo tra il IV e V secolo, una nave oneraria diretta allo scalo di Turris Libisonis e proveniente dalle coste sudoccidentali della Lusitania, l'attuale Portogallo, forse a causa...

30 luglio 2014
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PORTO TORRES. A cavallo tra il IV e V secolo, una nave oneraria diretta allo scalo di Turris Libisonis e proveniente dalle coste sudoccidentali della Lusitania, l'attuale Portogallo, forse a causa del clima avverso tentò di trovare riparo nei pressi di Cala Reale, in quella allora denominata Herculis Insula. Qui, però, si rovesciò e andò probabilmente distrutta, disperdendo il suo prezioso carico d'anfore colme di garum e forse pesce sotto sale nei fondali della Cala.

Oggi, i resti di quel naufragio, 40mila frammenti e 40 anfore intere, fanno bella mostra di sè sul fondale sabbioso e, per il terzo anno consecutivo, saranno una delle principali attrazioni dell'Asinara, osservabili in immersione fino a metà settembre. Il Comune di Porto Torres ha infatti promosso, in collaborazione con gli altri enti del territorio, il progetto di sorveglianza e fruizione del sito affidandolo al Cala D'Oliva Diving Center, che si occupa delle visite guidate in snorkeling e in apnea in concomitanza con gli orari di arrivo della “Sara D” e dei passaggi del trasporto pubblico terrestre dell'Atp.

L’amministrazione comunale ha sostenuto la parte finanziaria del progetto relativa alla riapertura del sito e al riconoscimento di un contributo al Cala d'Oliva Diving Center. Alle operazioni ha collaborato anche il Nucleo Sommozzatori della Guardia Costiera, a supporto del Servizio Archeologia Subacquea della Soprintendenza coordinato dalla dottoressa Gabriella Gasperetti che ha diretto le operazioni di pulizia, allargamento e rimozione della rete di protezione del sito. (e.f.)

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