Comune tra tensioni e caos
Sindaco e giunta non si presentano in aula: Nicola Sanna si riunisce con i ribelli Pd
SASSARI. Che ci fosse tensione in maggioranza era cosa nota, ma che le cose si concludessero così nessuno se lo aspettava. Ieri il consiglio comunale convocato per continuare il dibattito sulle linee programmatiche del sindaco si è pian piano trasformato in un deserto. Fatto l’appello, il presidente Antonio Piu ha constatato l’assenza di sindaco e giunta e ha chiesto un rinvio di una mezz’ora, considerato il tema da dibattere al quale non poteva certo mancare l’esecutivo. Nel frattempo tutto il gruppone del Partito Democratico si è riunito con Nicola Sanna, il vicesindaco Gianni Carbini e l’assessore Monica Spanedda in un’estenuante trattativa sugli assetti di governo (leggasi posti in giunta e negli enti).
Ma il tempo passava e di consiglieri democratici e giunta non si vedeva traccia in aula. E allora ecco che le opposizioni sono insorte, centrodestra e Movimento 5 Stelle hanno abbandonato l’aula, criticando aspramente lo sgarbo della maggioranza «che non rispetta le istituzioni e prende in giro la città», mentre la sala del consiglio rimaneva sempre più vuota. Poi, in un crescendo, il consigliere anziano Tonino Falchi (Upc) rimasto tra i pochi sui banchi, scandalizzandosi del «bivacco a cui è ridotta quest’aula», ha invitato il presidente Piu a verificare il numero legale. Che non c’era. Quindi seduta sciolta, mentre lo sconcerto è cominciato a serpeggiare anche tra i “piccoli” del centrosinistra. Tutti a casa, in attesa che il Partito Democratico faccia chiarezza al suo interno.
Potere del potere, ieri a Palazzo Ducale è andata in scena una pagina poco edificante della storia politica cittadina. Il Partito Democratico ancora non ha trovato la quadra e gli animi, accesi dalla conclusione delle primarie che avevano visto Sanna prevalere su Angela Mameli (una “ferita” per una parte del partito che ancora non si è rimarginata), ancora non si sono placati.
Ieri che qualcosa potesse andare storto in assemblea era praticamente annunciato. I tam tam davano certa l’astensione dei dieci consiglieri del Pd “ribelli”, o la loro uscita dall’aula al momento del voto. Ma poi le cose sono girate con il faccia a faccia con il sindaco, le trattative si sono protratte, senza peraltro arrivare a una soluzione definitiva. E mentre gli altri consiglieri attendevano e il pubblico presente si chiedeva cosa diavolo stesse succedendo, alla fine è apparsa chiaro che il consiglio non si poteva fare.
Le opposizioni, come un sol uomo, hanno subito convocato una conferenza stampa e altrettanto hanno fatto gli esponenti dei partiti di centrosinistra. «La città è incagliata e in ostaggio, assistiamo a uno sgarbo istituzionale da parte di un sindaco e di una giunta che non si presentano in aula, o forse si tratta di incompetenza e basta», ha affermato Rosanna Arrru, di Progetto Comune». «Quanto è avvenuto è vergognoso, dobbiamo chiedere scusa alla città perchè una parte dei consiglieri sta tenendo in ostaggio Sassari mentre aspettiamo che dicano le ragioni vere del loro atteggiamento», ha tuonato Gian Paolo Manunta, dell’Italia dei Valori.
Nel Partito Democratico continuano i giorni di passione, mentre il sindaco tira dritto per la sua strada. Per lunedì è già convocata una nuova riunione di consiglio. Chissà che questa volta non sia quella buona. L’aula vuota, per una seconda volta, sarebbe troppo per una città in crisi.
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