«Orgoglioso di aver creato una squadra»
Gianfranco La Robina, con altri due gremianti, ha insegnato ai carcerati come far ballare il cero
SASSARI. «La difficoltà maggiore non sono i passi ma è far capire che per “ballare” il Candeliere bisogna diventare squadra». È stanco Gianfranco La Robina, al termine della cerimonia all’interno del carcere di Bancali. Stanco ma decisamente soddisfatto e non solo per il risultato raggiunto. Lui e i suoi altri colleghi-collaboratori, Nanni Pasca e Bruno Brozzu, hanno trascorso un mese a insegnare ai detenuti come “si porta” e come si fa “ballare” il Candeliere. Un mese impegnativo. «Sì, perché entri in un mondo diverso. E la prima cosa che devi far capire ai tuoi compagni di viaggio è il rispetto reciproco – spiega ancora Gianfranco La Robina –. Non ci sono capi o comandanti, ma ognuno ha il proprio ruolo ma all’inizio è sempre difficile far passare questo messaggio».
Gremiante dei Sarti («non scriverlo, per favore. Questa è una festa di tutti i Gremi», si schernisce), non è la prima volta che insegna ai detenuti i rudimenti della danza ritmata del Candeliere. E il primo scoglio da superare è sempre la scelta dei portatori. «La direzione del carcere seleziona un gruppo di persone – spiega – ma poi spetta a noi decidere. E cerchiamo, quando è possibile, di scegliere i sassaresi. Ma non è obbligatorio. Sai, la prima cosa che mi hanno detto è stata “qui non si sentono i tamburini” e questo dimostra l’attaccamento dei sassaresi alla festa dei Candelieri. Ma alla fine chi ne esce vincitore siamo noi che veniamo da fuori, che usciamo arricchiti da questa esperienza e con la certezza di essere riusciti “a fare squadra” in un ambiente particolarmente difficile». (p.s.)
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