Anche il tribunale dei minori è a rischio
Per il presidente Antonio Minisola questi uffici giudiziari sono irrinunciabili per il nord Sardegna
SASSARI. I numeri sono quelli di un tribunale medio-piccolo, ma non per questo meno importante. Soprattutto perché affronta le problematiche di quella parte di società più debole: i minori. Un tribunale a rischio chiusura perché legato alla sorte della sezione staccata della corte d’appello, anche se tecnicamente sia il tribunale dei minori sia il tribunale di sorveglianza sono uffici giudiziari autonomi. Ma con i tagli annunciati dal governo nella pubblica amministrazione, non si può correre il rischio di abbassare la guardia. A dirigere il tribunale dei minori è stato Minisola, giudice di grande esperienza, che vive con un pizzico di preoccupazione questo momento. Eppure il tribunale dei minori funziona in tutte le sue componenti: penale, civile e amministrativo. La cause penali sono circa 300 all’anno, 650 quelle civili e circa 200 quelle amministrative.
Per quanti riguarda la sezione penale, circa 250 casi arrivano all’udienza preliminare ma solo un centinaio vanno a processo. La sezione civile si occupa invece di adozioni (nazionali e internazionali)e adottadibilità, patria potestà e affidamento alle comunità quando i minori sono a rischio “per colpa” dei genitori mentre la sezione amministrativa si occupa (a grandi linee) dei cosiddetti “ragazzi difficili” che - ovviamente - non hanno commesso alcun reato. «La nostra è un’utenza particolarmante debole e delicata – spiega il presidente Minisola – per la quale occorrono equilibrio e sensibilità, un’utenza per la quale lavoriamo tutto l’anno».
«Non è vero che i tribunali chiudono per un mese e mezzo – aggiunge Minisola che, così intende affrontare un tma di grande attualità –: i tribunali sono sempre aperti, con giudici, magistrati e personale amministrativo di turno. Dal primo agosto al 15 settembre il tribunale è rimasto sempre aperto , svolgendo le ordinarie attività amministrative (ricevimento pubblico, deposito atti, movimento fascicoli, eccetera), ed, in maniera ridotta, attività giurisdizionale concretatasi come segue: due udienze penali e sei camere di consiglio civili, sei ordinanze in incidenti di esecuzione, dieci decreti di liquidazione di onorario avvocati, una ammissione al gratuito patrocinio, dieci archiviazioni di procedimento penale, una sentenza dibattimentale, una convalida di arresto, una emissione di misura cautelare, due ordinanze in materia di procedimento di sorveglianza, cinquantasette decreti civili».
Resta il “privilegio” dei 45 giorni di ferie all’anno. «Ma non tutti sanno che di quei 45 giorni, 15 li passiamo al lavoro – precisa Antonio Minisola – per stilare le motivazioni delle sentenze, per studiarci i processi, per organizzare il lavoro. Guardi, la stragrande maggioranza dei magistrati non sa neppure cosa siano i 45 giorni di ferie e il nostro timore è che riducendo a 25-30 i giorni di vacanza, questi finiscano per comprendere anche quei 15 giorni di ferie che invece dedichiamo al lavoro. No, non mi sto lamentando ma non tutti sanno che la stragrande maggioranza dei magistrati continua a lavorare anche quando torna a casa . A mio sommesso avviso, dalla tanto declamata riduzione del periodo di sospensione dei termini feriali da 45 a 25 giorni (con il conseguente erroneo sillogismo: meno ferie ai magistrati, quindi giustizia più rapida), non deriverà nessun effetto salvifico, ma solo la sostanziale eliminazione delle ferie degli avvocati, i quali a partire dal prossimo anno vedranno dimezzato il tempo a loro disposizione per la preparazione ed il deposito degli atti di loro competenza».
Resta il timore della soppressione del tribunale dei minori e, a ruota, del tribunale di sorveglianza. «Non ci dobbiamo dimenticare che abbiamo competenze sui tribunali di Sassari, Tempio e Nuoro – aggiunge il presidente Minisola – mentre i giudici di sorveglianza si occupano dei detenuti di Tempio, Alghero, Sassari e Nuoro. E questi due sono importanti strutture carcerarie sia come quantità che come “qualità” dei detenuti. La soppressione di questi istituti ci farebbe tornare indietro di vent’anni, quando in tema di minori e di detenuti, si doveva andare a Cagliari».
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