La Nuova Sardegna

Sassari

Bruno e “Thor”, il padrone e il cane uniti per la vita

di Gianni Bazzoni

L’allevatore era in sedia a rotelle dopo un incidente di gioco Il rottweiler ha rischiato di morire, ora vincono insieme

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SASSARI. A giugno ha rischiato di morire a causa di una grave malattia, per due mesi la sua vita è rimasta in bilico e nessuno sapeva dire se sarebbe mai tornato su una pista a fare le gare. A fine agosto ha completato le cure e ha cominciato a riprendere una vita normale, il 17 settembre ha partecipato a una prova di selezione per quella che viene considerata una delle gare più importanti al mondo. E “Thor”, splendido esemplare di rottweiler di 3 anni e mezzo ha ottenuto il lasciapassare per partecipare al Campionato sociale di allevamento che si svolge a Grisignano (Vicenza). Dieci giorni più tardi la gara, e “Thor” - che in realtà ha un nome più pomposo, “Quex delle Abbadesse”- ha sorpreso tutti vincendo nelle tre categorie, superando la concorrenza di altri 307 “Rot”, bravi come lui. Campione sociale della sua classe, miglior maschio e migliore assoluto della razza. La storia di “Thor” sarebbe parziale se raccontata senza quella del suo padrone, Bruno Falchi, 36 anni di Porto Torres, allevatore e addestratore di cani. Bruno era finito su una sedia a rotelle quando era un promettente calciatore juniores: paralizzato dopo un banale incidente di gioco e costretto a vagare da un ospedale all’altro. Per anni non è riuscito a mettersi in piedi. Ma non si è mai arreso, è entrato a fare parte della squadra di basket in carrozzina del Gsd di Porto Torres (del quale oggi è presidente) e ha continuato a lottare. Viaggi a Verona e da altre parti, poi quella speranza che diventa realtà. Bruno ha lasciato la carrozzina, ha ripreso a camminare, prima lentamente e a fatica, poi sempre meglio. Certo, c’è ancora tanto da fare, fisioterapia e sofferenza, ma la strada è giusta. E vederlo correre e stringere i denti insieme al suo “Thor”, è la testimonianza di come coraggio e determinazione possano fare molto - insieme alla medicina - per uscire da situazioni che avevano già il timbro della «condanna per sempre».

Oggi Bruno Falchi racconta con un velo di commozione la storia di “Thor”, ringrazia Elisabetta Bandiera (la veterinaria che segue i suoi cani e che ha curato il campione) e Giovanni Lo Presti (l’allevatore e addestratore che lo ha aiutato e seguito nella fase di preparazione e in gara).

«Senza di loro non ce l’avremo mai fatta – racconta Bruno e mostra i trofei di una gara che vale quasi come un titolo mondiale – e se penso che due mesi prima il cane stava per morire, allora realizzo il significato di una impresa che non è solo sportiva». Chissà se “Thor” conosce la storia del suo padrone, se l’ha mai recepita quando sdraiato sul materasso faceva fatica a muoversi. Bruno l’ha sussurrata più volte, gli è stato vicino incitandolo a non mollare. Oggi “Thor” si gode la popolarità, sembra quasi consapevole di essere tra i migliori al mondo e di avere vinto - con il numero 286 - senza neppure essere tanto in forma. Ti guarda con lo sguardo del campione e del padre responsabile: sua figlia “Baghira”, 23 mesi (dell’allevamento Falchi dell’Asinara, di Bruno), è già vice campione del mondo e promette bene. Foto con coppa e trofei, crocchette firmate e applausi. In fondo è vero - come dice Vittorino Meneghetti - «il cane è senza dubbio il migliore affare che l’uomo abbia mai fatto...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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