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Sassari

I detective del Dna antico ci svelano come eravamo

I detective del Dna antico ci svelano come eravamo

Il laboratorio internazionale di Bioarcheologia tra i fiori all’occhiello dell’ateneo Studiate le latrine settecentesche di Palazzo Ducale e le mummie di Castelsardo

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SASSARI. Ci sono studiosi che indagano sulle antiche latrine di Palazzo Ducale e sulle tombe di Monte Prama. Per i suoi studi sul Dna antico il team del laboratorio internazionale di Bioarcheologia del dipartimento di Scienze biomediche rappresenta il fiore all’occhiello dell’ateneo. La struttura - coordinata dal docente di microbiologia Salvatore Rubino, dall’immunologo David Kelvin e dal docente di anatomia Vittorio Mazzarello - da anni si occupa di ricerche multidisciplinare che vedono una proficua collaborazione tra archeologi, microbiologi, biologi molecolari, antropologi, anatomici, storici della medicina, la Soprintendenza per i Beni Archeologici e le diverse istituzioni collegate agli scavi.

Attualmente il laboratorio è impegnato nelle operazioni di scavo che gli archeologi Raimondo Zucca, Paolo Bernardini ed Alessandro Usai stanno portando avanti a Monte Prama. Dalle tombe si prelevano i campioni biologici su cui effettuare analisi di tipo microbiologico e di metagenomica.

Numerose le linee di ricerca che si stanno sviluppando a partire dalla prima esperienza iniziata nel 2011 che ha riguardato lo studio della cripta della chiesa di Sant'Antonio Abate in Castelsardo, una vera capsula del tempo, all'interno della quale sono state rinvenute le famose mummie. Sono stati eseguiti studi sulla presenza di bacilli sporigeni ed è stato inoltre sequenziato il Dna di un ceppo sporigeno di origine marina (Oceanobacillus). Sui campioni di materiale prelevato nella cripta, formato dalla terra di riporto e dalla decomposizione dei corpi, è stata applicata, per la prima volta al mondo, la tecnica della metagenomica in un contesto archeologico. Manuela Murgia e il bioinformatico Massimo Deligios, attraverso questa metodologia, hanno ottenuto una fotografia del contenuto totale di Dna, sia batterico che eucariotico, nelle varie unità stratigrafiche formatisi nella cripta nel corso di circa 300 anni. La datazione è stata determinata grazie alla presenza di frammenti ceramici e di numerose medagliette votive.

Di grande interesse lo studio sull'identificazione nei denti, attraverso tecniche molecolari, dell'agente responsabile della peste, il batterio Yersinia pestis e del Plasmodio, responsabile della malaria. Importanti per approccio completo, le ricerche di Archivio effettuate in collaborazione con don Francesco Tamponi nell’archivio diocesiano di Tempio-Ampurias, che hanno permesso di avere informazioni sulla mortalità a Castelsardo in quel periodo storico. In ambito nuragico sono stati inoltre analizzati i contenuti di alcuni vasi ritrovati negli scavi presso il Nuraghe Palmavera, diretti da Albero Moravetti, che hanno dimostrato la presenza di Dna bovino. Di grande interesse sono risultati i dati sulle analisi del materiale provenienti dalle latrine del Palazzo Ducale di Sassari, prelevato durante gli scavi delle “Cantine del Duca”, condotti da Daniela Rovina con la collaborazione di Mauro Fiori. Attraverso le tecniche di parassitologia classiche e con la metagenomica sono stati identificati i parassiti che infestavano i sassaresi della seconda metà del Settecento.

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