Movimento lavoro: «Un coordinamento di tutte le proteste»
La proposta del gruppo ozierese nel segno della solidarietà «Uniti a pastori e lavoratori: bisogna invertire la tendenza»
OZIERI. Massima solidarietà a tutti i movimenti sardi ma occorre fare di più: occorre creare un coordinamento unico che incanali la protesta in un tavolo di contrattazione collettivo con le istituzioni. Questa la proposta del Movimento Lavoro di Ozieri, nato due anni fa come gruppo di protesta, ma anche di proposta, con l’obiettivo di diventare interlocutore dell’amministrazione comunale in tema di lotta alla disoccupazione.
Il movimento negli anni non ha mai mancato di far sentire la propria voce, solidarizzando con i vari movimenti a cominciare da quello dei pastori e, più recentemente, con gli esuberi Meridiana, i lavoratori Alitalia, Rosmary e Legler, i minatori Igea e del Sulcis, solo per citarne alcuni, e con i gruppi che si oppongono ai sequestri giudiziari delle aziende agricole e artigiane vendute all’asta dalle banche per il saldo dei debiti accumulati dai proprietari. Una buona rappresentanza del gruppo è stata presente un paio di settimane fa al presidio nell’azienda agricola Mesina di Ozieri in segno di solidarietà, e a pochi giorni di distanza dirama una nota nella quale invoca il “balzo in avanti” rispetto alla semplice, pur legittima, protesta. Il Movimento Lavoro a Ozieri ha creato una cooperativa di tipo B ed è stato tra i promotori della nascita della Consulta comunale del Lavoro, che dopo un avvio promettente non è convocata ormai da mesi. Un tavolo di discussione che, invece, poteva essere molto utile. «Occorre unire le forze - dicono infatti i portavoce del Movimento - e creare un coordinamento che si ponga come interlocutore delle istituzioni. La protesta è legittima e serve per far sentire la propria voce, ma solo un coordinamento unitario può avere veramente la forza per la contrattazione. Da mesi i movimenti si ritrovano uniti nella protesta, dal momento che ciò che li accomuna è lo stesso bisogno, la salvaguardia del lavoro: le aziende chiudono e i nostri figli partono, è ora di invertire questa tendenza».
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