Acqua non potabile, denuncia alla Procura
A Castelsardo i cittadini si sono rivolti anche ai carabinieri: avviata una raccolta di firme
CASTELSARDO. Pronta e decisa è stata la reazione dei cittadini alla notizia della non potabilità dell’acqua immessa nella rete idrica che serve tutto il territorio. Ai carabinieri, è stata infatti già presentata una denuncia, sottoscritta da alcuni residenti, ma appena la notizia si è sparsa in paese molti altri si sono voluti aggiungere che è stato necessario organizzare delle punti di raccolta delle firme nelle edicole.
Chiunque si senta danneggiato dalla situazione attuale, può ora recarsi nelle edicole, in piazza La Pianedda e in Corso Italia a Lu Bagnu, munito di documento di identità, e sottoscrivere la denuncia. «In data 14/11/14 è stata pubblicata sul sito del Comune l’ordinanza del sindaco nella quale si vieta l’utilizzo diretto ai fini alimentari dell’acqua erogata dalla rete pubblica - si legge nel documento indirizzato alla Procura della Repubblica, consegnato nella mani del comandante della locale stazione dei carabinieri, Antonello Spanu - a tale situazione non è stata data la giusta risonanza e, non indicando un limite temporale per il divieto, si crea una grave situazione di pericolo». Nel territorio comunale sono infatti presenti diverse fonti a libero utilizzo, collegate alla rete idrica urbana, nelle quali non è stato apposto alcun cartello di divieto o di avviso circa la pericolosità che avrebbe l’acqua se ingerita. «Non ultimo - puntualizzano i firmatari della denuncia - è da segnalare il fatto che noi cittadini conferiamo i tributi per l’utilizzo di “acqua potabile”, ivi comprese le tasse per la parte concernente i consumi pubblici, non certamente per “acqua inquinata o pericolosa per la salute pubblica». L’ordinanza del sindaco che vieta l’utilizzo dell’acqua fa riferimento agli esami effettuati dalla Asl n°1 di Sassari che hanno rilevato la non conformità ai parametri chimici previsti dalla normativa in materia. «La stessa acqua potrà essere utilizzata solo previa bollitura - si legge nella prima ordinanza - per il lavaggio della frutta e per tutti gli usi, compresa l’igiene personale». Da questa indicazione, contenuta nell’ordinanza è partito l’ulteriore allarme lanciato dal gruppo di minoranza e cui ha fatto seguito anche una nota chiarificatrice della Asl. Nell’acqua è stata infatti rilevata una quantità di cloriti che supera la misura massima consentita dalla legge. Bollirla, come consigliato nelle prima ordinanza, causerebbe solo una maggiore concentrazione di queste sostanze nel liquido. Il Comune ha quindi emesso un nuovo documento di rettifica: «È vietato l’utilizzo dell’acqua erogata in rete quale bevanda». E per gli altri usi alimentari come cucinare la pasta? Nella confusione delle notizie, i cittadini si affidano quindi alla Procura. «Si richiede di valutare la possibilità di avviare accurate indagini che possano addivenire ai responsabili di tale situazione - conclude la denuncia - e se la mancata potabilizzazione delle acque pubbliche sia conseguenza di omissione o originata da altri reati commessi dai responsabili della distribuzione di tale bene». Ancora una volta al centro delle polemiche l’ente gestore del sistema idrico per i disservizi che la popolazione ultimamente si trova a subire di continuo.
Donatella Sini
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