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Sassari

Buddusò, i Bacciu: la ferita si è riaperta

di Nadia Cossu
Buddusò, i Bacciu: la ferita si è riaperta

Dopo l’assoluzione dei 3 imputati di duplice omicidio, i legali di parte civile commentano: per la famiglia dolore lacerante

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«Una ferita che si riapre, un dolore lacerante», un incubo che da lunedì sera ricomincia a turbare il sonno di un’intera famiglia.

Dopo la sentenza della corte d’assise di Sassari che lunedì ha assolto in primo grado Salvatore Brundu, Giovanni Antonio Canu e Gianni Manca dall’accusa di aver ucciso il 29 aprile 2011 con una scarica di pallettoni Antonio e Giovanni Battista Bacciu, i parenti delle vittime prendono atto della decisione dei giudici «ma restano assolutamente convinti della colpevolezza dei tre imputati». Sono le parole dell’avvocato di parte civile Pasquale Ramazzotti che insieme al collega Lorenzo Soro tutela gli interessi della famiglia Bacciu.

La corte d’assise presieduta da Pietro Fanile (a latere Teresa Castagna e i giudici popolari) ha assolto i tre con formula ampia, per non aver commesso il fatto. Non furono loro, quella mattina del 29 aprile di tre anni fa a tendere un agguato mortale ai tre fratelli Bacciu e al loro zio. E allora quel delitto che avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia ben più grave – considerato che solo per un miracolo i due fratelli di Antonio scamparono alla morte – resta al momento senza colpevoli. «Abbiamo esposto in sede processuale i nostri argomenti – hanno aggiunto i legali – sicuri della loro validità giuridica ma non possiamo che prendere atto della sentenza». E aggiungono: «Leggeremo le motivazioni (che saranno depositate entro novanta giorni dalla lettura del dispositivo ndc) e se non ci convinceranno proseguiremo in appello».

Nel frattempo i tre (ex) imputati sono rientrati nelle loro case, a Buddusò. E ci sono tornati da uomini liberi. Lunedì sera, dopo la lettura della sentenza, i familiari si erano lasciati andare a uno sfogo di lacrime e parole: «I nostri fratelli e i nostri figli sono innocenti, non hanno mai fatto del male a nessuno. Da tre anni passiamo le notti in bianco pensando a loro, questo incubo doveva finire. Abbiamo sempre creduto nella giustizia e abbiamo fatto bene perché questo risultato è la dimostrazione che un innocente non può stare chiuso in carcere».

Per coerenza bisognerebbe aggiungere, però, che anche un colpevole non può vivere liberamente la propria vita per strada. E, di fatto, ad oggi questo accade. Perché chi all’alba del 29 aprile 2011 ha ucciso con una scarica di pallettoni due persone di 28 e 69 anni non ha un nome. Gli assassini (stando alle indagini il commando era composto da almeno tre persone) sono uomini liberi. «Comprensibilmente – dicono gli avvocati Soro e Ramazzotti rappresentando il pensiero dei Bacciu – il dolore in questo momento è lacerante».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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