I giudici: ambigue le frasi intercettate
A dicembre 3 imputati erano stati assolti. Il pm aveva chiesto l’ergastolo sulla base di numerose conversazioni telefoniche
«L’attività istruttoria svolta in udienza e la lettura degli atti acquisiti al fascicolo del dibattimento non consentono di pervenire a una affermazione di responsabilità degli imputati». Una prima considerazione generica alla base delle motivazioni della clamorosa sentenza con la quale lo scorso 1° dicembre – dopo quasi nove ore di camera di consiglio – i giudici della corte d'assise di Sassari avevano assolto Salvatore Brundu, 27 anni, Giovanni Antonio Canu, 51, e Gianni Manca, di 46, dalla terribile accusa di aver ammazzato con una scarica di pallettoni due compaesani: Antonio Bacciu (28 anni) e suo zio Giovanni Battista (di 69). Altri due fratelli di Antonio – Angelo e Gianmarco di 27 e 31 anni – erano scampati miracolosamente all’agguato del 29 aprile 2011. Per tutti gli imputati il sostituto procuratore Carlo Scalas aveva chiesto l’ergastolo.
Le intercettazioni. Insieme all’analisi del movente rappresentano il perno del processo. Due aspetti sui quali la corte ha evidentemente rilevato non poche falle. Lo spiegano i giudici nelle motivazioni: «Il giudice di merito, in tema di valutazione della prova, con riferimento ai risultati delle intercettazioni deve accertare che il significato delle conversazioni sia connotato dai caratteri di chiarezza, decifrabilità dei significati e assenza di ambiguità, in modo che la ricostruzione del significato delle conversazioni non lasci margini di dubbio».
La frase incriminata. «Chi ha sparato?» chiede un interlocutore, «Barore Chiu, senza pronunciarlo più per nome» risponde l’altro. Questa frase, pronunciata in campagna da un cugino degli imputati pochi giorni dopo il delitto di Biderosu, secondo l’accusa racchiude la chiave del duplice omicidio. Barore Chiu era il nome con il quale in paese era conosciuto il giovane Salvatore Brundu. «Nella prospettazione accusatoria – scrivono i giudici – in quella conversazione Giuseppe Canu avrebbe indicato in Brundu uno degli autori materiali del duplice omicidio». Ma dopo una serie articolata di ragionamenti sul contesto e sulle persone che parlano, i giudici spiegano che «non ci si può esimere dal rilevare la oscura e difficile interpretazione del brano in questione, inserito peraltro in una conversazione caratterizzata da estrema frammentarietà, in cui i conversanti non seguono sempre un preciso filo logico». E in ogni caso, si legge sempre nelle motivazioni, «tralasciando l’incerto e ambiguo significato delle parole di Giuseppe Canu, qualora si volesse comunque aderire al significato attribuito dall’accusa alla conversazione, non può trascurarsi di osservare come la stessa sia intercorsa tra persone terze rispetto a coloro che sono accusati degli omicidi». Per poi aggiungere, sempre in merito alla stessa frase, «quella affermazione ben potrebbe esprimere un convincimento soggettivo di chi parla, o semplicemente una sua supposizione, o addirittura un’affermazione consapevolmente falsa. Ed è proprio l’incontrollabilità e la non verificabilità della circostanza confidata da Giuseppe Canu ai suoi interlocutori che non consente di attribuirle quella particolare significatività datagli dal pubblico ministero».
Il movente. Fin dall’inizio è stato individuato nei contrasti tra le famiglie Manca e Bacciu per l’occupazione dell’ovile di Biderosu «conteso dalle due fazioni – scrivono i giudici – e che ha dato origine a una serie di ritorsioni reciproche di crescente intensità. Occorre comunque evidenziare che i danneggiamenti e gli atti intimidatori subìti dai Bacciu (verosimilmente riconducibili al Manca) non sono documentati da denunce e ciò non consente non solo di datarli ma talvolta nemmeno di ricondurli, perlomeno con certezza logica, proprio al Manca». Oltretutto, restando pacifica la contesa sull’ovile di Biderosu «e quindi la sussistenza di un preciso movente in capo al Manca nei confronti dei Bacciu, non altrettanto certa è però la riferibilità di quello stesso movente (nell’ottica accusatoria alla base del duplice omicidio) a Canu e a Brundu. E infatti nulla è emerso in ordine a una eventuale condivisione, adesione o convergenza di Canu e Brundu agli interessi di Manca su quell’ovile».
«Incongruenze» e «labili indizi» sulle quali la difesa degli imputati (composta dagli avvocati Antonio Secci, Sara Luiu, Speranza Benenati e Claudio Mastandrea) ha insistito con forza durante tutto il processo arrivando a ottenere, per i suoi assistiti, un’assoluzione con formula ampia. Gli avvocati di parte civile Lorenzo Soro e Pasquale Ramazzotti – che assistono la famiglia Bacciu – decideranno ora su un eventuale ricorso in Appello.
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